Visco: la ripresa c'è ma stenta

18 gennaio 2017

“Le prospettive economiche dell’area euro restano caratterizzate da uno scenario di crescita stabile ma modesta, di inflazione in graduale recupero ma ancora eccessivamente bassa, di persistenti elementi di fragilità nel sistema finanziario. L’incertezza spinge le imprese ad accrescere le riserve di liquidità, ne scoraggia l’attività di accumulazione; frena i consumi delle famiglie, senza che l’aumento del risparmio precauzionale trovi impiego nel finanziamento di maggiori investimenti produttivi”. Così Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, alla 92ª Giornata Mondiale del Risparmio, in cui ha sottolineato che la politica monetaria non può essere l’unica leva per il rilancio della crescita in Europa. “L’area risente della mancanza di un bilancio pubblico comune da usare in chiave anticiclica – ha detto – tanto più grave in un contesto in cui molti paesi hanno pochi margini di manovra a livello nazionale e altri esitano ad adottare politiche espansive… Servono politiche in grado di incidere sulle caratteristiche strutturali delle nostre economie”. Riguardo all’Italia ha affermato che “i margini per interventi pubblici di sostegno all’attività economica sono compressi dal debito molto elevato. Il sistema produttivo soffre del ritardo con cui ha risposto all’accresciuta concorrenza sui mercati internazionali e alle innovazioni tecnologiche” e, nonostante i miglioramenti ottenuti con le riforme attuate, resta penalizzato da un ambiente poco favorevole all’attività d’impresa “ancora appesantito da eccessi di burocrazia, lentezza della giustizia, fenomeni di illegalità”. Anche le banche affrontano una transizione resa particolarmente difficile dal lascito della lunga fase recessiva. La gestione dei casi di crisi è divenuta più complessa per le condizioni di mercato ma, ha rassicurato Visco, gli intermediari interessati stanno mettendo in atto iniziative volte a rendere più efficiente la gestione degli attivi deteriorati. Ciò “sia presso le banche ‘significative’ sia presso gli altri intermediari vigilati direttamente dalla Banca d’Italia”. Questi ultimi sono 462, tra gruppi e banche individuali; a essi è riconducibile il 18% delle attività del sistema bancario italiano. La loro dimensione media è ridotta, ma la dispersione è elevata: l’attivo è superiore a 5 miliardi per 17 intermediari, inferiore a 500 milioni per circa 240. “L’azione di vigilanza su questi intermediari è intensa – ha dichiarato –. Il processo di revisione prudenziale si basa su metodologie di analisi dei profili di rischio coerenti con le linee guida europee e su ispezioni periodiche (circa cento all’anno)”. Visco ha ricordato che è anche grazie a quest’azione di vigilanza che dalla fine del 2011 il coefficiente relativo patrimoniale di migliore qualità di questi intermediari è cresciuto dall’11,8 al 15,5% (a fronte dell’aumento dall’8,8 all’11,7% per le banche “significative”) e il tasso di copertura delle esposizioni deteriorate è passato dal 28,2 al 43,6% (a fronte di un incremento dal 40,6 al 45,6% per le altre). “L’azione volta a ridurre il peso dei crediti deteriorati è indispensabile, ma non esaurisce le sfide che le banche italiane sono chiamate ad affrontare”. Tutte devono accrescere la redditività. “Con una decisa riduzione dei costi, da conseguire in tempi brevi, e un netto miglioramento dei livelli di efficienza si potranno ottenere risorse importanti da investire in tecnologia e nell’accrescimento della qualità del capitale umano… Una maggiore diversificazione dei ricavi – ha concluso – potrà beneficiare dell’offerta di servizi di gestione del risparmio che, nel soddisfare al meglio le esigenze della clientela, presti particolare attenzione ai conflitti di interesse e, più in generale, alla tutela dei risparmiatori”.

 

"Fondazioni" gennaio-febbraio 2017 

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