Eurispes: un italiano su quattro si sente povero

1 marzo 2017

welfare

Uno scenario di ripresa debole ma stabile è quello che traccia il Rapporto Italia 2017 di Eurispes, uscito a fine gennaio. Il 38,1% degli italiani esprime un giudizio di stabilità in merito alle prospettive economiche per il Paese, a fronte del 36,4% che ipotizza un peggioramento e del 13,8% convinto, invece, che l’economia migliorerà. Stabili anche i dati sulla condizione economica delle famiglie rispetto allo scorso anno: il 14,1% definisce molto peggiorata la situazione economica famigliare nell’ultimo anno e il 27,3% segnala un lieve peggioramento; per il 42,3% la situazione è rimasta sostanzialmente invariata, mentre ad indicare un parziale (10%) o netto (1,7%) miglioramento è, complessivamente, circa una persona su dieci. Una persona su quattro afferma di sentirsi “abbastanza” (21,2%) e “molto” (3%) povera. Dall’indagine risulta che il 48,3% delle famiglie non riesce ad arrivare a fine mese e il 44,9% per arrivarvi è costretto a utilizzare i propri risparmi; solo una famiglia su quattro risparmia. Le rate del mutuo per la casa sono un problema nel 28,5% dei casi, mentre per il 42,1% di chi è in affitto il problema è pagare il canone. Sono molti quelli che hanno dovuto mettere in atto strategie anti-crisi, come tornare a casa dai genitori (13,8%), farsi aiutare da loro economicamente (32,6%) o nella cura dei figli per non dover pagare nidi privati o baby sitter (23%).

Alla domanda “Conosce direttamente persone che definirebbe povere?” il 34,6% degli italiani risponde “alcune”, il 20,1% risponde “molte”, il 33,2% risponde “poche”, e solo il 12,1% “nessuna”. Il 77,2% degli italiani conosce persone che non arrivano alla fine del mese; il 61,5% persone che devono chiedere costantemente aiuto a parenti e amici; il 49% persone che non possono permettersi un posto dove abitare; il 48,2% persone che non hanno i mezzi per far studiare i propri figli; il 41,9% persone che non possono permettersi di curarsi; il 41,3% persone che non possono mantenere i propri figli; il 39,3% persone che devono rivolgersi alla Caritas; il 25% persone che si sono rivolte a un usuraio per ottenere somme altrimenti non reperibili. L’identikit di chi denuncia la propria povertà è il seguente: single (27,1%) o monogenitore (26,8%) che vive al Sud (33,6%) ed è cassaintegrato (60%) o in cerca di nuova occupazione (58,8%). Si sprofonda nella povertà a causa della perdita del lavoro (76,7%), a seguito di una separazione o di un divorzio (50,6%), a causa di una malattia propria o di un famigliare (39,4%), della dipendenza dal gioco d’azzardo (38,7%) o della perdita di un componente della famiglia (38%). Il 48,5% dei nostri concittadini ha visto erodere la propria capacità di spesa. E fa riflettere il dato che il 38,1% (+3,9% sul 2015) è stato costretto a tagliare le spese mediche. I tagli hanno colpito anche le spese dedicate alla baby sitter (62,5%, +14,3%), alla donna delle pulizie/domestici (43,7%, +6,5%), alle badanti (36,2%). Per l’acquisto di generi alimentari, il 69,7% (+1,7%) cambia marca di un prodotto se ne trova una più conveniente e il 57% si rivolge ai discount (-6,2%). Si compra meno al mercato dell’usato (25,1%, - 4,2%) e online (40,4%, -3,7%), mentre iniziano a diffondersi formule di baratto tramite Internet (17,8%). Nel corso dell’anno si è risparmiato su: pasti fuori casa (70,9%), estetista, parrucchiere, articoli di profumeria (66,2%), viaggi e vacanze (68,6%). Sono rimasti pressoché stabili i tagli sui regali (75,6%) e per il tempo libero (64,8%).

Fra i numerosi fattori rilevati analizzati da Eurispes colpisce che nell’ultimo anno il 31,9% dei cittadini ha rinunciato alle cure dentistiche a causa dei costi eccessivi, il 23,2% a fisioterapia/riabilitazione, il 22,6% alla prevenzione e il 17,5% ha sacrificato persino medicine e terapie. In decremento è anche il possesso di un animale domestico (-10% rispetto al 2016). Il 33% degli italiani ne ha uno; si tratta soprattutto di cani (62%) e gatti (40,8%). A causa delle ristrettezze economiche, il 17,3% di chi ha un animale ha rinunciato a fornirgli cure mediche o interventi chirurgici e il 15,4% ha ridotto la spesa per i medicinali. oltre il 41% ha rinunciato a prendere altri animali in casa.

"Fondazioni" marzo-aprile 2017

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