Domiciliarità e residenzialità per gli anziani: una ricerca di Auser fa il punto sulle difficoltà

19 maggio 2017

welfare

Nel 2050 gli ultra sessantenni saranno nel mondo più numerosi dei ragazzi sotto i sedici anni: lo dicono le proiezioni statistiche e sarà la prima volta nella storia dell’umanità. Solo in Italia saranno circa 22 milioni, oltre il 34% della popolazione. Ma già oggi il nostro Paese è il più vecchio d’Europa: il 21,4% degli italiani ha più di 65 anni, rispetto a una media Ue del 18,5%; e gli ultra ottantenni sono il 6,4% contro il 5,1% della media europea (dati Eurostat). Un simile andamento demografico non può non sollecitare una riflessione sugli attuali e futuri bisogni. Dunque l’Auser, associazione di volontariato e di promozione sociale impegnata nel valorizzare il ruolo degli anziani nella società, mette a disposizione una ricerca su “Domiciliarità e residenzialità per l’invecchiamento attivo”, presentata nel febbraio scorso, che segnala importanti dati di scenario e una crescente difficoltà delle famiglie in questo campo.

Gli anziani presi in carico nei servizi, infatti, diminuiscono, così come decresce del 9,1%, fra il 2009 e il 2013, il numero degli utenti ospiti di strutture residenziali, mentre quelli che hanno l’indennità di accompagnamento sono scesi dal 12,6% del 2011 al 12% del 2013. La spesa di regioni e comuni per i servizi sociali dedicati agli anziani, segnala l’Auser, dal 2009 al 2013 è diminuita del 7,9% e il Fondo nazionale per le politiche sociali nel 2016 aveva una dotazione minore del 78% rispetto a quella del 2009.

Per gli enti locali questo significa la quasi scomparsa di una fonte di finanziamento che contribuisce per il 12,1% alla spesa sociale. È, invece, sicuramente positivo, aggiunge Auser, che nel 2015 il Fondo nazionale per le non autosufficienze, dopo aver subito tagli pesantissimi nel biennio 2011-2012, sia tornato ad avere una dotazione di 400 milioni di euro. Si tratta, infatti, della principale risorsa per gli enti locali a cui attingere per finanziare interventi sociali e socio-sanitari nella comunità, compresi i servizi di assistenza domiciliare, assegni di cura, servizi di prossimità e teleassistenza. Alla domiciliarità ricorrono 2,5 milioni di anziani (nel 2013) e dal 2009 i comuni che offrono il servizio di assistenza domiciliare integrata sono passati dal 41,9% al 41%.

Il possesso della casa in questi anni ha contribuito non poco alla domiciliarità e, in base a quanto riportato nell’indagine, sono 10 milioni gli anziani che vivono in case di proprietà, cioè oltre l’80% per cento della popolazione anziana italiana; di questi, circa uno su tre vive solo. In oltre la metà dei casi le abitazioni hanno più di cinquant’anni, tuttavia è il 12,8% a essere in condizioni mediocri o pessime; una su cinque non ha un vero e proprio impianto di riscaldamento, ma più spesso singoli apparecchi o fonti di calore, e il 76% è senza ascensore.

Dal 2009 al 2015, secondo i dati Inps, il numero dei lavoratori domestici dedicati è cresciuto del 46% “per un valore di non meno di 9 miliardi di euro per circa 1,5 milioni di anziani”. Nelle strutture, invece, vengono accuditi poco più di 278mila anziani (dati 2013); per il 74,6% sono donne e oltre il 70% i non autosufficienti. Al 31 dicembre 2013 risultano attivi nel nostro Paese 12.261 presidi residenziali pubblici o privati, per il 75,3% distribuiti nel Centro Nord; nel Sud e nelle Isole i presidi sono rispettivamente il 13,4% e l’11,5%. Circa il 45% dei responsabili di Residenze Sanitarie Assistenziali dichiara l’esistenza di liste di attesa, che può arrivare a 90/180 giorni quando si tratta di strutture in grado di ospitare utenti non autosufficienti.

E questo in un contesto in cui gli illeciti riscontrati dai Nas tra il 2014 e il 2016 sono stati numerosi. Su 6.187 controlli sono risultate: 1.877 non conformità (pari al 28%), 1.622 persone segnalate all’Autorità Amministrativa, 68 arresti, 1.397 persone segnalate all’Autorità Giudiziaria, 3.177 sanzioni penali, 2.167 sanzioni amministrative per oltre 1 milione e 200 mila euro, 176 strutture sottoposte a sequestro/chiusura. Per un anziano che avesse bisogno di rivolgersi a una Rsa non sono dati confortanti.

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