Per un discorso sulle città

23 febbraio 2018

territori

Sempre più spesso si sente parlare di rigenerazione urbana. Anche le Fondazioni di origine bancaria non solo non sono nuove al genere ma, anzi, questa è una disciplina che praticano già da parecchio tempo, eventualmente con altri nomi. Perché, se per rigenerazione urbana si intende il recupero e la riqualificazione di spazi nelle periferie degradate delle città, e spesso anche nei centri storici trascurati o dimenticati, limitando il consumo di suolo, salvaguardando il paesaggio e l’ambiente, dando attenzione alla sostenibilità e alla germinazione di interventi di natura culturale e sociale, finalizzati al miglioramento della qualità della vita delle comunità, senz’altro di iniziative in questo senso le Fondazioni di origine bancaria ne hanno finora realizzate molte. Negli articoli che seguono ci proponiamo di tracciarne una breve e significativa panoramica, quantunque non esaustiva della pluralità degli interventi, in quanto riteniamo che sia davvero importante valorizzare l’impegno su un fronte che, come pochi altri, è politico, in quanto concernente la “polis”, cioè quei luoghi, le città, che - lo scrive Italo Calvino - “sono luoghi di scambio, ma questi scambi non sono soltanto scambi di merci, sono scambi di parole, di desideri, di ricordi”.

Così da parte delle Fondazioni abbiamo iniziative di social housing, ovvero di edilizia privata sociale in contesti dove non solo si dorme, ma ci si diverte, si studia, si fa la spesa e, possibilmente, si lavora; abbiamo la trasformazione di edifici storici o industriali abbandonati in veri e propri poli di aggregazione sociale e culturale; abbiamo diversificate iniziative di recupero delle periferie. Periferie: una parola assolutamente chiave in questo contesto. Negli ultimi decenni il tasso di urbanizzazione è ovunque cresciuto moltissimo e oggi metà della popolazione mondiale vive in un’area urbana. Anche in’Italia c’è stata una progressione crescente, con conseguenze, spesso, di espansione delle aree periferiche, il che molte volte vuol dire disagio. Così al di là dei fenomeni che riguardano luoghi ritenuti in questo senso emblematici, come Tor Bella Monaca, Scampia o lo Zen di Palermo, i problemi derivanti dalla marginalità oggi sembrano essersi estesi a molte periferie della grandi città, arrivando a insidiare anche i centri storici di piccoli e grandi centri.

Nel 2017 il Parlamento italiano ha svolto un’inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, dalla quale emerge che il 61,5% dei residenti nei capoluoghi metropolitani vive in periferia e che il 33,8% abita in quartieri dove c’è una significativa presenza di famiglie con potenziale alto disagio economico. L’incidenza di queste famiglie è variabile fra 1-3% nel Nord, fino al 4-14% nel Mezzogiorno, con punte massime a Napoli, Palermo e Catania. Come ben focalizza il Rapporto della Commissione d’inchiesta, “le periferie urbane non sono più definibili semplicemente come ambiti lontani dal nucleo storico della città o come polarità opposta alle aree centrali, ma come una condizione trasversale che intanto riguarda l’espansione fisica della città, particolarmente pronunciata negli ultimi due decenni, ma che comprende tutte quelle zone più densamente popolate, dove sono riscontrabili fenomeni di degrado, di marginalità, di disagio sociale, di insicurezza e di povertà”, aggiungendo poi: “ogni iniziativa volta a migliorarne le condizioni dovrà collocarsi all’incrocio fra diverse azioni, da quelle per la riqualificazione territoriale alle politiche per l’abitare, alle politiche sociali e per la sicurezza”. È evidente che questi criteri siano utili per chiunque intenda operare in tal senso e, in ogni caso, lo sono per molte delle iniziative sostenute e operate dalle Fondazioni, la cui parola d’ordine, declinata in piccoli e grandi interventi, e ponendo l’attenzione su aspetti diversi a seconda delle esigenze dei vari territori, sembra essere “città bene comune”. Ovvero, come afferma il presidente di Acri, Giuseppe Guzzetti, «ripensiamo gli spazi in cui le nostre comunità vivono, s’incontrano, lavorano e crescono, rigenerando le periferie, rivitalizzando i centri storici, implementando progetti di housing sociale, in un confronto continuo con la collettività e potenziando le migliori pratiche del Terzo settore, per la realizzazione di nuovi modelli di welfare metropolitano e urbano».

"Fondazioni" gennaio-febbraio 2018

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