Un regolamento per i cittadini attivi

L’Italia è un paese bellissimo, nel suo insieme e nella molteplicità di borghi e città di cui è costellato il suo territorio. Ogni piccola “polis” è spesso ricca d’arte, di storia, di paesaggio, alla cui piena custodia e valorizzazione la gestione pubblica tuttavia non è sufficiente, né basta l’intervento aggiuntivo delle tante organizzazioni del non profit attive sul fronte dei beni e dei servizi di interesse comune. Perché la bellezza, l’armonia, la qualità della vita sono fatte anche di tante piccole cose a cui difficilmente arriva lo sguardo di un’organizzazione più o meno complessa, mentre potrebbe arrivarci con relativa facilità la cura di quei cittadini più prossimi che vogliano farsene carico. Esercitare una cittadinanza attiva in questo senso finora non è stato semplice, nonostante l’articolo 118 (ultimo comma) della Costituzione dia l’indicazione di favorire, applicando la sussidiarietà orizzontale, l’intervento dei cittadini per la cura dei beni comuni. Il diritto amministrativo per tradizione considera infatti il cittadino solo come utente, amministrato, assistito, non certo come alleato dell’amministrazione nella cura dei beni comuni.

Da questa riflessione e con l’obiettivo di facilitare l’impegno di chi invece vuol rimboccarsi le maniche, dando il proprio contributo, è nato il primo “Regolamento comunale sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura dei beni comuni urbani”, recentemente adottato dal Comune di Bologna e dal 23 febbraio online sul sito www.labsus.org. Si tratta, appunto, di un testo che nasce nell’ambito del progetto “Le città come beni comuni”, realizzato dal Comune di Bologna con il sostegno della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, sotto la direzione scientifica di Labsus-Laboratorio per la Sussidiarietà e con la collaborazione del Centro Antartide, dopo un lavoro di due anni basato sull’analisi approfondita e la soluzione di problemi concreti in tre quartieri-laboratorio di Bologna: Navi – le, San Donato e Santo Stefano. Un metodo di lavoro che, partendo dai fatti e correggendo via via gli errori, ha portato a un elaborato che si propone come la prima “traduzione” mai realizzata in Italia del principio costituzionale di sussidiarietà in norme di livello amministrativo, finalmente a disposizione di tutti gli enti locali che vorranno adottarlo, eventualmente adattandolo alle proprie esigenze (il testo è open source, ovvero aperto e modificabile). «Immaginiamo una città come un’automobile – ci dice il professor Gregorio Arena, ordinario di Diritto amministrativo nell’Università di Trento e presidente di Labsus –. I cittadini sono il motore. Un motore che però gira a vuoto, perché manca l’albero di trasmissione. Noi abbiamo costruito appunto l’albero di trasmissione redigendo questo Regolamento sulla collaborazione tra cittadini e amministrazione per la cura dei beni comuni urbani. Sono regole nuove che non complicano la vita, ma anzi liberano energie consentendo ai cittadini di prendersi cura di strade, piazze, giardini, fontane e quant’altro nelle loro città e nei loro quartieri possa, con il loro intervento, migliorare la vivibilità e in generale la qualità della vita urbana. Per uscire dalla crisi abbiamo bisogno fra le altre cose – aggiunge – di amministratori comunali capaci di amministrare non soltanto “per conto dei” cittadini, ma anche “insieme con” loro, riconoscendoli come portatori di competenze e capacità preziose per realizzare l’interesse generale». Sicché benvenuto a questo Regolamento, che può essere davvero uno strumento prezioso per instaurare in maniera semplice e priva di equivoci rapporti di collaborazione tra i cittadini e quelle pubbliche amministrazioni che vogliano mostrare con i fatti che l’alleanza tra cittadini e istituzioni è non solo auspicabile, ma possibile. Il Regolamento è stato presentato ufficialmente a Bologna il 22 febbraio nel corso di un evento pubblico dedicato, che ha ricevuto la medaglia di rappresentanza del Presidente della Repubblica.

da “Fondazioni” marzo-aprile 2014