La finanza al servizio dell’innovazione sociale

Nei paesi occidentali il costo del welfare continua a crescere. Si stima che le dinamiche demografiche porteranno, per esempio, un aumento molto elevato della quota di Pil da destinare al finanziamento dei servizi pubblici per gli anziani. Secondo alcune stime, nel periodo 2007-2040 questa percentuale dovrebbe passare in Canada dall’8,3 al 14,7%, in Russia dal 5,8 al 10,2%, negli Stati Uniti dall’8,9 al 16,3%, nel Regno Unito dal 12,1 al 18,2% e in Italia dal 18 al 24,7%. La crescita dei costi impone, dunque, ai governi di immaginare nuovi modi – meno costosi e più efficaci – per affrontare i problemi sociali, perché la semplice crescita della pressione fiscale necessaria per finanziare gli interventi si sta rivelando politicamente difficile da gestire ed economicamente distruttiva per sistemi sempre più aperti alla competizione internazionale. Inoltre gli attuali modelli di finanziamento delle politiche sociali creano significative barriere all’innovazione, perché i finanziamenti pubblici ai soggetti privati richiedono spesso di applicare protocolli rigidi e perché la nuova politica pubblica pare essere considerata “di successo” se mobilita molte risorse e non, piuttosto, se raggiunge i risultati fissati in partenza. Infine, il settore pubblico è lento nell’adottare politiche che abbiano mostrato di funzionare (cioè di raggiungere un obiettivo previsto, a costo minore rispetto allo status quo), basti pensare ai molti interventi preventivi che non si realizzano (da quelli che potrebbero prevenire i disastri geologici a quelli che potrebbero ridurre la disoccupazione giovanile). Aumenta allora l’interesse per strumenti innovativi che possano concorrere a finanziare la spesa in campo sociale. E dalle Fondazioni continuano ad arrivare risposte, dal microcredito al social housing e altro ancora. Il Quaderno n.11 della Collana dell’Osservatorio di Fondazione Cariplo dal titolo “I social impact bond. La finanza al servizio dell’innovazione sociale?” affronta il tema e porta anche qualche esempio di Sib (Social Impact Bond). Si tratta di strumenti, ancora allo stadio di sperimentazione, che mirano a finanziare innovazioni nelle modalità con cui sono affrontati alcuni problemi sociali, ponendo un’enfasi particolare sui risultati raggiunti piuttosto che sulle sole risorse impiegate. Attraverso il Sib, un prestatore di fondi (soggetto 1) mette a disposizione di un’amministrazione pubblica (soggetto 2) le risorse necessarie a finanziare un nuovo modo di affrontare un problema sociale, ad esempio una nuova modalità di trattare gli ex-detenuti con l’obiettivo di ridurre di un ammontare predefinito il tasso di recidiva. L’amministrazione pubblica usa le risorse raccolte a prestito per finanziare le organizzazioni (spesso di terzo settore, soggetto 3) che erogheranno materialmente i servizi. Un valutatore terzo rispetto alle parti (soggetto 4) misura, lungo l’arco temporale prestabilito e utilizzando metodologie controfattuali, il risultato raggiunto dall’intervento e – se esso sarà almeno pari a quello definito in partenza – la pubblica amministrazione restituirà ai prestatori il capitale ricevuto e riconoscerà loro l’interesse pattuito. Spesso l’intera operazione è intermediata da un operatore finanziario (soggetto 5) che rappresenta la controparte di tutti i soggetti coinvolti. Se l’intervento ha successo, l’amministrazione pubblica risparmia risorse (ad esempio – a parità di altre condizioni – spende meno per i servizi carcerari) e dunque è in grado di rimborsare il prestito. Se l’intervento non raggiunge l’impatto previsto, il rischio di fallimento è integralmente a carico dei prestatori. Nell’ambito del cosiddetto “impact investing” (altresì noto con il nome di “finanza sociale” o “finanza a impatto sociale”) al cui interno si trovano strumenti finanziari molto diversi tra loro sia per gli obiettivi perseguiti che per la struttura finanziaria (dalle semplici obbligazioni che destinano parte degli interessi a qualche “buona causa sociale” fino a prodotti derivati per i quali il pagamento di un interesse è subordinato alla realizzazione di un risultato sociale contrattualmente determinato), i Sib dovrebbero servire sia a sostenere la sperimentazione di nuovi interventi senza rischio per il bilancio pubblico, sia a favorire da parte delle stesse amministrazioni pubbliche l’adozione di modelli di intervento che abbiano già mostrato un’efficacia sperimentale (Liebman, 2011).

da “Fondazioni” marzo-aprile 2014