La ricerca valuta i risultati e punta all’innovazione

I legami tra ricerca e innovazione, crescita e competitività, risultano evidenti nella molteplicità degli studi al riguardo. In particolare lo dimostra l’Innovation Union Scoreboard 2013 dell’Unione Europea, che misura la capacità innovativa dell’Europa e l’efficacia delle iniziative intraprese per raggiungere gli obiettivi di innovazione e competitività di “Europa 2020”. L’indagine analizza 25 indicatori tra cui spese per la ricerca, brevetti depositati, scienziati e ricercatori occupati, pubblicazioni scientifiche, collaborazioni tra imprese e altri indicatori del processo d’innovazione. Pone l’Italia al primo posto nel gruppo dei Paesi “innovatori moderati” (ci sono anche Croazia, Repubblica Ceca, Grecia, Ungheria, Lituania, Malta, Polonia, Portogallo, Slovacchia, Spagna), dopo i Paesi “leader” (Danimarca, Finlandia, Germania, Svezia) e quelli che “tengono il passo” (Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Francia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Slovenia, Regno Unito), prima del gruppo dei Paesi “in ritardo” (Bulgaria, Romania e Lettonia). L’Italia è in ritardo soprattutto negli investimenti per la modernizzazione dei settori pubblico e industriale, in particolare per quello ad alto contenuto tecnologico, e nella percentuale di Pil investita in ricerca e sviluppo (ferma all’1,3%, contro il 2% della media Ue; i leader d’innovazione sono già al 3%). Appare invece forte nella disponibilità di capitale umano e di innovatori, ma debole nel sistema imprenditoriale che li valorizza. Crescono i dottori di ricerca (+7,5%), la percentuale di studenti extra Ue che sceglie il nostro Paese come meta di dottorato (+16%), le pubblicazioni scientifiche internazionali (+5,2%), grazie però soprattutto ai “cervelli in fuga”. Decresce il patrimonio intellettuale (ovvero il deposito di marchi Ue e brevetti). Il sistema imprenditoriale, quello finanziario e quello pubblico non sembrano riuscire a sostenere gli investimenti. Le Fondazioni, orientate da sempre ad attivare nei propri territori leve capaci di promuovere progresso sociale e sviluppo economico, hanno ben compreso che l’ampliamento delle conoscenze e le nuove applicazioni che derivano dal progresso scientifico sono fattori sempre più incisivi per la competitività delle singole realtà. Così nelle loro politiche di erogazione prevedono un significativo investimento in “Ricerca e Sviluppo”, settore che nel 2013 è risultato in controtendenza rispetto all’andamento complessivo delle erogazioni, registrando una crescita sull’anno predente dell’8,2%, a quota 128,3 milioni di euro. La strategia erogativa delle Fondazioni è orientata a sostenere iniziative che abbiano particolare attenzione ai processi eccellenti di produzione scientifica, a sostenere la formazione di giovani ricercatori e a sviluppare progetti dove sia preponderante lo sviluppo e il sostegno alla ricerca applicata. Gli interventi realizzati nell’anno sono stati di varia natura, sviluppando i temi della salute, delle scienze sociali, della salvaguardia ambientale e della comunicazione e divulgazione scientifica, attraverso il sostegno di studi, ricerche, pubblicazioni specializzate e momenti di incontro e condivisione della conoscenza. Ma tra le tipiche forme di sostegno alla Ricerca promosse dalle Fondazioni rientrano anche la formazione dei giovani ricercatori, attraverso il cofinanziamento di borse di studio e dottorati di ricerca, e la collaborazione con importanti Enti di ricerca, Università e Istituzioni pubbliche, in ambiti quali scienze della vita, ricerca di base, ricerca applicata, agroalimentare e nanotecnologie. Continua poi a crescere l’impegno nel campo del trasferimento tecnologico, di cui un importante esempio è l’iniziativa Ager incentrata sul tema della ricerca agro-alimentare, che approfondiamo nell’articolo al lato. Un terreno di particolare interesse per le Fondazioni è quello della selezione e valutazione dei risultati della ricerca, non solo per capire come e se il progetto ha raggiunto gli obiettivi prefissati, ma anche per fare della ricerca svolta un’occasione di apprendimento da cui trarre indicazioni per un più efficiente utilizzo delle risorse nel futuro e per la disseminazione dei risultati. In proposito, nel corso del 2013 la Commissione Ricerca Scientifica dell’Acri ha completato la redazione del documento “Linee guida per la valutazione dei risultati dei progetti di ricerca”, che fornisce un quadro di riferimento per le Fondazioni impegnate nella valutazione dei risultati (ex post) dei progetti dedicati al finanziamento della ricerca scientifica e tecnologica. Relativamente alla distribuzione delle risorse nei vari sottosettori la quota maggiore (il 30,3%, pari a 38,9 milioni di euro e 344 interventi) è andata alla Ricerca e sviluppo sperimentale in campo medico, che fa registrare un vero e proprio balzo in avanti con il 60% di incremento negli importi e il 52,3% nel numero di interventi. Anche la Ricerca nel campo delle scienze umane e sociali, al secondo posto in graduatoria (26,3%), presenta un analogo andamento di straordinaria crescita rispetto al 2012, con 33,8 milioni di erogato e 398 interventi. Il comparto Ricerca e sviluppo nel campo delle scienze matematiche, fisiche e naturali riceve 22,8 milioni di euro (17,8% del settore), il Trasferimento tecnologico e valorizzazione della conoscenza 15,8 milioni per 120 interventi, Ricerca e sviluppo nel campo dell’ingegneria 7,8 milioni per 47 iniziative. Il primo dei due afferma una presenza molto vitale delle Fondazioni nel campo della valorizzazione dei risultati della ricerca, perseguita attraverso molteplici forme di protezione (brevetti, modelli e marchi) e trasferimento degli stessi alle imprese. Le somme assegnate al settore e non classificate analiticamente assommano a circa 9 milioni di euro, per 59 interventi, con una quota del 7,1% del totale erogato. 

 

 Partnership di sistema Ager 

Ager – Agroalimentare e Ricerca è un’iniziativa patrocinata dall’Acri e realizzata da 13 Fondazioni di origine bancaria, che hanno messo a disposizione complessivamente 27 milioni di euro per finanziare progetti di ricerca selezionati tramite bandi e scelti secondo criteri di peer review. L’iniziativa nasce dall’idea che in campo agroalimentare il nostro Paese ha posizioni di leadership che meritano di essere consolidate e rafforzate e che la capacità di innovazione è imprescindibile per perseguire un tale risultato. In questi anni Ager ha finanziato 16 progetti, raggruppabili in quattro diversi comparti: ortofrutticolo, in particolare per ricerche nel campo di melo, pero, frutta e verdura pronte per il consumo; cereali, per studi su grano duro e riso; vitivinicolo, dalla viticoltura all’enologia; zootecnico, in particolare la filiera del suino. L’ultimo progetto finanziato nell’ambito di Ager si concluderà il 31 luglio 2015. Peraltro, alla luce di quest’esperienza positiva, alcune Fondazioni hanno deciso di proseguire con questa iniziativa sottoscrivendo un nuovo accordo di partenariato che vede il coinvolgimento di un nuovo gruppo di Fondazioni, un po’più ristretto rispetto al precedente, ma geograficamente più ampio, che le mette in rete attraverso un’Associazione Temporanea di Scopo per ottimizzare gli investimenti. Il nuovo budget a disposizione è di oltre 7 milioni di euro.

 
da “Fondazioni” settembre-ottobre 2014

 

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