Landi: la valutazione dei risultati dei progetti è un passo avanti per la ricerca

Valutare ex ante la validità delle iniziative da finanziare è senz’altro una necessità per le Fondazioni di origine bancaria, in particolare quando si tratta di erogare risorse nel campo della ricerca scientifica e tecnologica o per il trasferimento delle tecnologie, dove i progetti sono ad alto contenuto specialistico, spesso in gara con altri che si propongono obiettivi analoghi e quasi sempre soggetti alla multidimensionalità del giudizio valutativo. Linee guida per procedere al riguardo nella maniera più efficiente ed efficace, utilizzando innanzitutto processi di peer-reviewing, sono state elaborate nel 2009 dalla Commissione Ricerca Scientifica dell’Acri, guidata da Andrea Landi, presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Oggi la Commissione propone un quadro di riferimento anche per la valutazione a posteriori delle ricerche finanziate, fornendo metodo e strumenti di analisi utili per misurarne opportunamente i risultati. A valle della presentazione di questo lavoro della Commissione, in occasione di un convegno che si è tenuto a Modena il 5 luglio scorso, la rivista Fondazioni ha rivolto alcune domande al professor Landi per cogliere gli elementi essenziali di questa proposta.

Professore, qual è l’obiettivo di questa iniziativa?
La valutazione dei risultati di una ricerca permette di conseguire molteplici finalità. Innanzitutto consente di capire come e se il progetto ha raggiunto gli obiettivi, verificando sia la produzione scientifica, sia gli impatti più complessivi che ha generato. Ma fornisce anche evidenza degli effetti dell’azione della Fondazione finanziatrice e costituisce, senz’altro, un’occasione di apprendimento che le dà indicazioni utili per l’azione futura. Mentre la valutazione ex ante aiuta i decisori a scegliere fra programmi e progetti alternativi oppure tra diversi scenari da realizzare e consente di stimare i punti di forza e di debolezza di una proposta, nonché i benefici e l’opportunità di un investimento, la valutazione ex post è soprattutto uno strumento per osservare e avere cura dei risultati che generiamo attraverso l’attività erogativa delle nostre Fondazioni. E tale impegno diventa ancor più importante se si tiene conto dell’entità degli stanziamenti in questo campo in una situazione in cui le risorse sono scarse.

Quali sono i vantaggi di una valutazione ex post da un punto di vista esterno?
La valutazione ex post è senz’altro uno stimolo per i ricercatori a un attento impiego e alla rendicontazione dei mezzi utilizzati nello svolgimento del progetto; ma soprattutto il vantaggio è per l’intero mondo della ricerca e non solo.

In che senso?
I risultati della ricerca vengono generalmente condivisi con la comunità scientifica nella forma di articoli e altri tipi di pubblicazioni scientifiche, ma toccano anche la società civile. Le pubblicazioni, infatti, rappresentano un prodotto della ricerca, ma non esauriscono la portata del suo impatto scientifico. Quest’ultima riguarda in particolare il contributo che la ricerca può offrire in termini di nuovi paradigmi e metodologie che aprano la strada allo sviluppo di ulteriori linee d’indagine, ma anche in termini di collaborazioni, formazione e dotazioni infrastrutturali. Per esempio, l’attività di pubblicazione e la sua diffusione si accompagnano in genere allo sviluppo di relazioni con altri gruppi di ricerca, traducendosi spesso in collaborazioni su nuovi progetti che si avvantaggiano dei risultati scientifici raggiunti dal progetto inizialmente finanziato; e questo è un elemento da valutare. Così come è da valutare la capacità del gruppo di lavoro di accedere, nel corso o a conclusione del progetto stesso, a finanziamenti aggiuntivi finalizzati allo sviluppo dei risultati raggiunti, ma anche per le ricadute che ha sul versante della formazione. La realizzazione del progetto può, infatti, portare all’inserimento di nuove figure professionali (assegni di ricerca, borse di dottorato, borse postdoc, ricercatori e tecnici di laboratorio) in grado di garantire il progresso e il trasferimento di quanto già ottenuto; e questo non è secondario. Insomma la diffusione in senso lato dei risultati di una ricerca può interessare un contesto ben più ampio rispetto a quello della stretta comunità scientifica, arrivando a coinvolgere operatori, istituzioni, sistemi formativi, con ricadute importanti per i territori, soprattutto quando riesce a tradursi in un vero e proprio trasferimento tecnologico. E tutto questo assume particolare valenza per l’attività delle Fondazioni di origine bancaria.

Professore, il documento che avete predisposto sottolinea l’importanza di adattare gli strumenti della valutazione alle diverse tipologie di ricerca, cogliendo, quando possibile, la distinzione tra ricerca di base, ricerca finalizzata e sviluppo tecnologico.
Confermo. Un elemento estremamente importante nell’identificare correttamente gli strumenti e i metodi della valutazione è costituito dal tipo di ricerca finanziata. Se nell’ambito della valutazione ex ante le metodologie di peer review – pur con tutte le loro varianti – rappresentano un riferimento indiscusso e comunque applicabile, la valutazione dei risultati va invece opportunamente rapportata all’ambito e alle caratteristiche dei progetti di ricerca tenendo in particolare considerazione il loro posizionamento sul continuum ricerca di base, ricerca finalizzata (o applicata), sviluppo tecnologico (o sperimentale). In linea generale si può affermare che, per quanto riguarda la ricerca teorico-sperimentale, esistono metodologie e parametri sufficientemente condivisi dalla comunità scientifica internazionale che permettono di classificare la qualità dei prodotti della ricerca, consistenti essenzialmente in pubblicazioni scientifiche, con le ricadute positive già sopra illustrate. L’interesse per le “ricadute applicative potenziali” della ricerca cresce, invece, all’avvicinarsi della ricerca finalizzata al campo applicato e diviene centrale nelle iniziative direttamente indirizzate a un utilizzo operativo, siano esse di “trasferimento tecnologico” verso il settore produttivo, o in campo sociale, economico e giuridico, indirizzate, ad esempio, alla stesura di una nuova policy amministrativa o, in campo sanitario, alla messa a punto di un nuovo protocollo di cura.

Che cosa scelgono le Fondazioni?
La ricerca applicata è un’opzione scelta in molti casi dalle Fondazioni di origine bancaria per due motivi: in primo luogo, perché i progetti finanziati in questo campo possono contribuire all’obiettivo strategico, previsto dalla legge costitutiva delle Fondazioni (D.Lgs. 153/99, “Legge Ciampi”), di “… utilità sociale e di promozione dello sviluppo economico” dei rispettivi territori; in secondo luogo, perché progetti di ricerca applicata possono produrre risultati più ravvicinati nel tempo e con budget che possono risultare inferiori a quelli della ricerca di base pura, per la quale è necessario sostenere ampi programmi, generalmente internazionali, sulla frontiera del sapere già consolidato. Per valutare ex post questi progetti, oltre a valutatori (referee) di provata competenza nel campo di ricerca, che siano conoscitori dei settori produttivi, operativi, sociali, amministrativi correlati, è ritenuto opportuno il coinvolgimento anche di operatori dei settori in esame (ad esempio imprenditori, gestori di servizi, amministratori) o di agenzie, uffici presso atenei e fondi di investimento che si occupano di trasferimento tecnologico. Di particolare interesse per la valutazione risulterà la rilevanza dell’impatto prodotto sul contesto economico, sociale o operativo del territorio avendo come riferimento della valutazione la strategia di intervento territoriale perseguita dalla Fondazione. Diverso sarà l’impatto e la conseguente valutazione dei risultati qualora si ritenga di perseguire il rafforzamento di settori o servizi trainanti in cui il proprio territorio eccelle o, in alternativa, se si intende sviluppare settori o servizi attualmente deboli, ma caratterizzati da un potenziale interessante.

In sintesi?
In sintesi, un buon sistema di valutazione si basa sulla combinazione di strumenti quantitativi e qualitativi e, tra questi ultimi, si attribuisce particolare valore ai casi di studio. Dal loro confronto è possibile individuare gli aspetti di contenuto e metodologia da replicare in altre situazioni, così come è utile cogliere gli elementi critici e i correttivi per l’azione futura. È questa una metodologia particolarmente adatta a rappresentare le numerose iniziative delle nostre Fondazioni nel settore della ricerca e a dare ulteriore impulso a quello scambio di esperienze che costituisce il valore aggiunto dell’attività delle Commissioni promosse dall’Acri.

da “Fondazioni” luglio-agosto 2013