Lo sviluppo parte dalla coesione sociale

Un contributo innovativo alla lettura delle vicende del Mezzogiorno è arrivato in questi giorni da Carlo Borgomeo: un uomo che è nato al Sud, che ama il Sud, ma che è capace di coglierne lucidamente le contraddizioni. Nel volume “L’equivoco del Sud”, appena uscito per i caratteri di Laterza (12 euro), senza voler rappresentare organicamente il tema l’autore prova a illuminarlo con una luce nuova, che trova nella chiave socio-politica la sua declinazione principale. Il costrutto di fondo è che la coesione sociale è una premessa e non l’effetto dello sviluppo. Un assunto frutto dell’esperienza diretta di Borgomeo più ancora di quanto non lo sia la sua pur chiara adesione ad ormai riconosciute basi teoriche. È, infatti, profondo conoscitore della realtà economica e sociale meridionale, avendo gestito per quattordici anni gli interventi di promozione dell’imprenditorialità giovanile (legge 44) e di autoimpiego (prestito d’onore) nonché svariati progetti come amministratore delegato di Sviluppo Italia ma, soprattutto, per il sostegno che dà in qualità di presidente della Fondazione con il Sud, da circa quattro anni, a numerose iniziative di infrastrutturazione sociale nel Mezzogiorno. Il divario principale tra il Nord e il Sud del Paese, sostiene Borgomeo, è senz’altro nella ricchezza, ma il divario maggiore è nei diritti di cittadinanza, nella scuola, nei servizi sociali, nella cultura della legalità. Problemi sui quali si interviene in un’ottica risarcitoria, redistributiva, di correzione degli effetti perversi della crescita. Sicché il rafforzamento e la qualificazione dello spirito e della prassi comunitaria, la valorizzazione del capitale sociale, sembrano correre su una linea parallela rispetto alle politiche che vengono adottate per lo sviluppo. La coesione sociale è, invece, fattore essenziale di sviluppo auto-propulsivo, come l’autore stesso ha potuto sperimentare da presidente della Fondazione con il Sud a fianco delle organizzazioni del terzo settore del Mezzogiorno. Dunque è da qui che bisogna ripartire. Bisogna, però, che il terzo settore riesca a porsi come interlocutore non marginale, non episodicamente “associato” alle scelte più complessive per lo sviluppo. Bisogna che assuma una maggiore consapevolezza del suo ruolo politico. E il libro di Borgomeo è senz’altro un aiuto in questo senso, uno stimolo ad acquisire una maggior consapevolezza di sé anche come classe dirigente.

da “Fondazioni” luglio-agosto 2013