Metelli dipinge Terni

Per tutta la vita Orneore Metelli non ebbe nessun rapporto con critici, galleristi o esperti d’arte, ma il suo concittadino e amico lo scultore Aurelio De Felice, tenendo fede alla promessa fattagli nel 1936, dopo la sua morte nel 1938 cominciò a mostrarne le opere in giro, finché nel 1946 un’esposizione a Roma ne decretò il successo. E, per la prima volta, il nome di Metelli varcò i confini nazionali. Oggi un’ampia mostra (70 opere dipinte, fra acquarelli, oli su tela e cartone) curata da Paolo Cicchini e Maurella Eleonori, allestita dalla Fondazione Carit presso la propria sede a Terni, a Palazzo Montani Leoni fino all’11 gennaio, gli rende omaggio; anche con un catalogo di 270 pagine, che assume i contorni di una vera e propria monografia in grado di approfondire vari aspetti della poetica dell’artista ternano. «È tempo di dare il giusto riconoscimento all’artista più prestigioso prodotto dal nostro territorio nel secolo scorso» ha affermato il presidente della Fondazione Mario Fornaci, che ha fortemente voluto questa mostra dal titolo “Orneore Metelli. Il racconto della città che c’era”. Essa riporta all’evidenza le qualità dell’artista e, in particolare, il suo profondo e quotidiano rapporto con la città, da cui quasi mai si era allontanato. Metelli era nato a Terni da una famiglia borghese. Per la gran parte della vita svolse, come il padre, l’attività di calzolaio e in questo ruolo ottenne vari riconoscimenti sia in ambito locale che nazionale. Ma Orneore era anche un musicista: primo bombardino nella fanfara cittadina e primo trombone nell’orchestra del Teatro Verdi. Solo successivamente decise di indirizzare, in maniera più sistematica, la sua creatività verso la pittura. Il suo stile si rifà a una visione del mondo in cui la realtà sembra una scena teatrale; ed egli stesso scrisse: «…mi pareva che tutta la città fosse una meravigliosa e non veduta scena dipinta e luminosa e piena di mille forme e mille apparenze e l’azioni di quel tempo simili a quelle che son rappresentate nei teatri». L’organizzazione della mostra è stata un lavoro lungo e capillare, sia per l’individuazione delle numerose opere dell’artista, disseminate in Italia e all’estero, in musei pubblici e in dimore privare, sia per il coordinamento generale. Un lavoro di équipe condotto dalla Fondazione, che ha voluto tenacemente la collaborazione e la sinergia di più istituzioni pubbliche e private. È, poi, la prima volta che si realizza una mostra d’arte avvalendosi anche della collaborazione di una scuola di Terni, il Liceo Artistico intitolato proprio a Metelli, scuola associata all’Unesco, membro della Rete Nazionale Unesco Italia per l’anno scolastico 2013-2014, con il progetto “Terni e le sue identità. Conoscenza, valorizzazione e creatività”. «Questa mostra – ha dichiarato il curatore Cicchini – ci ha dato l’occasione di scoprire il vero volto di Metelli, che si è rivelato non un semplice pittore naif, ma un vero e proprio “primitivo”, vicino al mondo del surrealismo e della metafisica. Un genio che conteneva dentro di sé “l’umbrità” di Giotto, del Perugino e del Pinturicchio, capace di conservare “la geometria salda della realtà” descritta nel Filebo di Platone».  

 

 

da “Fondazioni” novembre-dicembre 2014