Mri: investimenti al servizio dell’attività istituzionale

Nel mondo si va sempre più affermando una visione dell’attività delle fondazioni che tende a valorizzare il perseguimento degli scopi istituzionali anche tramite l’investimento del patrimonio, il cui impiego serva cioè sia per conseguire proventi sia per raggiungere gli obiettivi statutari. Si parla in questi casi di Mission Related Investment (Mri): strumenti grazie ai quali un soggetto erogativo riesce a moltiplicare l’effetto della propria azione nei settori di intervento indirizzando sugli stessi sia gli investimenti sia i proventi da questi generati. Le forme tecniche che possono assumere gli Mri sono quelle tradizionali degli investimenti finanziari, per cui si possono avere partecipazioni azionarie, investimenti obbligazionari o in quote di fondi, questi ultimi particolarmente cresciuti nei tempi più recenti. Un’altra modalità di realizzare gli Mri è il community investing, una forma di finanziamento che mira a generare risorse e opportunità per le persone economicamente svantaggiate o che hanno difficile accesso ai canali tradizionali, favorendone l’inclusione finanziaria. A questa categoria possono essere ricondotte le esperienze delle Fondazioni nel settore del Microcredito, con iniziative in partnership con soggetti attivi nel comparto o tramite fondi di investimento quale il Fondo Microfinanza 1. La valenza di questi investimenti si concretizza nella possibilità di raggiungere settori, persone o aree geografiche marginali e, quindi, nell’allargamento (e in alcuni casi nel completamento) del mercato finanziario che ne deriva. A ciò si aggiunge che l’attività di consulenza finanziaria, l’accompagnamento nella fase di progettazione, la creazione di reti territoriali, la formazione nel campo economico finanziario hanno un impatto sociale che può aiutare a tenere coesa e a far crescere una comunità. Tali aspetti qualificano le operazioni di finanziamento a favore del terzo settore (o settore non profit), e in particolare gli interventi di microcredito e/o di microfinanza in paesi in via di sviluppo o in altri contesti di marginalità socio economica. Un altro diffuso esempio di impiego del patrimonio per finalità istituzionali sono gli investimenti finalizzati, indirettamente, allo sviluppo economico del territorio di riferimento, dell’intero Paese, o di settori specifici nei quali la Fondazione opera (per esempio sanità, ricerca scientifica, cultura, infrastrutture, ecc.). Anche in questo caso, la modalità di realizzazione dell’investimento assume o la forma della partecipazione azionaria in società che operano direttamente per lo sviluppo economico locale o nazionale oppure la partecipazione a fondi. Per vedere quale sia lo stato dell’arte dell’investimento del patrimonio delle Fondazioni in Mri, l’Acri da qualche anno fa un apposito censimento, riferito all’anno precedente quello dell’esercizio analizzato nel Rapporto. Così nei bilanci 2012 gli investimenti correlati alla missione si attestano complessivamente a 3.679 milioni di euro e rappresentano il 7,2% del totale attivo e l’8,7% del patrimonio. Nei confronti dell’anno precedente (3.533 milioni di euro) si registra una variazione positiva di 146 milioni di euro (+4,1%). I dati confermano che il settore Sviluppo locale risulta essere di gran lunga quello cui va la maggioranza delle risorse investite in Mri, con oltre il 90% del totale. Ricordiamo che in questo settore è inclusa la partecipazione azionaria che 65 Fondazioni detengono in Cassa Depositi e Prestiti Spa per un ammontare, nel 2012, di 1.050 milioni di euro (nel primi mesi del 2013 le azioni privilegiate di Cdp Spa detenute dalle Fondazioni sono state convertite in azioni ordinarie). Ci sono poi le partecipazioni azionarie in società che hanno forti legami con il territorio di riferimento. Per lo più si tratta di società che gestiscono infrastrutture come le autostrade (circa 769 milioni di euro ripartiti fra le più importanti: Atlantia a livello nazionale; a livello regionale l’Autostrada Torino Milano, la Brescia Verona Vicenza Padova, la Società per l’Autostrada di Alemagna Mestre- Belluno) o gli aeroporti locali (oltre 52 milioni di euro per le società che gestiscono quelli delle città di Firenze, Verona, Pisa, Treviso, Venezia, Sarzana), oppure sono municipalizzate e società a capitale misto pubblico privato che operano nella distribuzione di energia (per esempio AcegasAps, Delmi, Iren, Hera, A2A, SnamRetegas, e a livello locale, tra le altre, la Dolomiti Energia, la IRIS – Isontina Reti Integrate e Servizi, per un investimento complessivo di 280 milioni di euro), o anche imprese di promozione del turismo o che gestiscono le fiere e i mercati locali. Fra gli investimenti partecipativi merita citare anche quelli in banche la cui operatività è particolarmente attenta a segmenti di clientela svantaggiata, che avrebbero difficile accesso ai tradizionali canali finanziari e creditizi, per le condizioni sociali ed economiche (disoccupati, occupati a basso reddito o non in grado di offrire garanzie, immigrati, ecc.). Parliamo delle partecipazioni in: Banca Prossima (oltre a Intesa Sanpaolo ne sono azionisti Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo e Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo), Banca Popolare Etica (con dentro le Fondazioni Casse di Risparmio di Padova e Rovigo e di Prato), Banca Etica Adriatica – Eticredito (partecipata dalle Fondazioni Casse di Risparmio di Rimini, di Fano e di Lugo), Extrabanca (i cui principali azionisti sono Fondazione Cariplo e Assicurazioni Generali). Per quanto riguarda l’investimento non partecipativo, quindi in fondi o in obbligazioni, nel settore dello sviluppo locale, fra gli altri ricordiamo il Fondo F2i, il Fondo Clessidra Capital Partners (CCP e CCP II), il Fondo FIP Immobili Pubblici e il Fondo Microfinanza 1, nonché il sostegno finanziario offerto alle società tramite la sottoscrizione di obbligazioni. Sono stati invece attribuiti al settore Assistenza sociale gli investimenti in housing sociale, volti ad arginare il problema dell’emergenza abitativa dei soggetti che, pur non rientrando nei parametri per l’assegnazione delle case popolari, non sono tuttavia in grado di accedere a un’abitazione a prezzi di mercato (come giovani coppie, famiglie monogenitoriali, anziani, giovani professionisti, studenti e immigrati). L’azione delle Fondazioni si concretizza sia con quote di fondi locali di social housing partecipati dal Fondo Investimenti per l’Abitare-FIA, che nei prossimi anni realizzerà 20mila alloggi da dare in locazione a canoni ridotti del 40-50%, sia attraverso autonome iniziative realizzate anche in partnership con altre Fondazioni. Di queste un esempio per tutti è, in Piemonte, il Fondo Social and Human Purpose, alla cui sottoscrizione hanno concorso Fondazione Sviluppo e Crescita-Crt e le Fondazioni Casse di Risparmio di Torino, di Alessandria, di Asti, di Biella e di Fossano. Infine si segnala l’iniziativa presa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca che, nell’ambito di un progetto di social housing, ha messo a disposizione di nuclei famigliari 53 unità abitative a canoni calmierati, acquistate con fondi patrimoniali, in esecuzione di un protocollo d’intesa sottoscritto con gli Enti pubblici locali. Nel settore Arte, attività e beni culturali operano 27 società partecipate o controllate da Fondazioni. La loro attività spazia dall’editoria alla organizzazione e realizzazione di opere teatrali e musicali. A mero titolo di esempio si possono citare l’Istituto dell’Enciclopedia Italiana, a livello nazionale, e società a operatività locale come: la Palazzo del Governatore Srl, che ha curato il restauro del Palatium vetus, edificio di origine medievale in Alessandria; la Polymnia Venezia Srl, che sta realizzando un importante progetto relativo alla creazione di un polo museale; la Teatri Spa, che nel Trevigiano promuove iniziative teatrali e concertistiche; la Carima Arte Srl, che opera per la valorizzazione del patrimonio artistico nella zona di Macerata; la RiminiCultura Srl, attiva a Rimini; la società Centro di promozione attività culturali e di documentazione – Ce.P.A.Cu.D. Srl, che opera nel Sud, a Cosenza. Nel settore Ricerca gli Mri delle Fondazioni si concretizzano nell’assunzione di partecipazioni dirette e indirette in enti, imprese e società che operano nelle biotecnologie, nelle scienze della vita e in altre aree ad alto contenuto innovativo, spesso occupandosi anche del trasferimento sul piano industriale e tecnologico dei risultati dell’attività di ricerca. Le società partecipate sono 13, mentre per quanto riguarda l’investimento in fondi si menzionano il Fondo TTVenture e il Fondo Toscana Innovazione. Sorvolando sugli investimenti in Mri in altri settori, possiamo concludere dicendo che il dinamismo delle Fondazioni su questo fronte è dovuto anche al rafforzamento della presenza di intermediari qualificati, quali i fondi e le società di gestione, che, da un lato, sono in grado di garantire un elevato grado di efficienza degli investimenti in campi in cui è importante un alto livello di specializzazione (ad es. nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie), dall’altro dispongono della necessaria massa critica di risorse per avviare investimenti a elevato assorbimento di capitali (housing sociale).

da “Fondazioni” settembre-ottobre 2014