Sui beni confiscati alle mafie crescono gli ulivi

Sui beni confiscati ai vari Provenzano, Lo Iacono, Schiavone e ad altre famiglie e boss mafiosi di Campania, Puglia, Sicilia e Calabria nasceranno imprese sociali per la produzione di latte biologico o di olio d’oliva, nuove mense, ristoranti, pizzerie e caffè solidali, botteghe artigianali e servizi turistici, dando nuova occupazione a giovani, donne, immigrati e persone svantaggiate. Tutto questo succederà nei prossimi mesi grazie a un’iniziativa della Fondazione con il Sud, che ha individuato undici progetti “esemplari” da finanziare nel Mezzogiorno con oltre 3,2 milioni di euro. Gli interventi coinvolgono nelle partnership di progetto circa 70 organizzazioni diverse tra cooperative sociali, associazioni, istituzioni locali, imprese sociali e istituti scolastici delle regioni meridionali. La destinazione dei beni confiscati a usi sociali e di pubblica utilità può e deve riuscire a produrre effetti importanti nelle regioni meridionali. La restituzione alle comunità di quanto ad esse è stato sottratto con la violenza, infatti, non ha soltanto un forte valore simbolico, etico e civico, ma può divenire volano per lo sviluppo economico e sociale dei territori, per creare occupazione, per combattere il disagio sociale, per favorire l’integrazione. Per questo la Fondazione con il Sud, nel favorire il riutilizzo dei beni confiscati alle mafie, privilegia quei progetti che prevedono la partecipazione e il coinvolgimento delle comunità locali e che mostrano caratteristiche di autosostenibilità delle iniziative. Con la precedente edizione dello stesso bando (2010) la Fondazione con il Sud ha finanziato 9 progetti “esemplari” nelle aree di Palermo, Napoli, Salerno, Bari e Reggio Calabria, restituendo alla collettività appartamenti, ville e terreni confiscati a mafia, camorra e ‘ndrangheta. Inoltre, la Fondazione ha sostenuto un Master per la gestione dei beni confiscati promosso dall’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli e il progetto “La mozzarella della legalità”, dal quale è nata la cooperativa “Le Terre di Don Peppe Diana – Libera Terra”, che opera su beni confiscati alla camorra a Castel Volturno.

da “Fondazioni” gennaio-febbraio 2014