Due anni di attività del Fondo Famiglia-Lavoro

11,5 milioni di euro, 4.700 famiglie assistite, 20mila persone raggiunte: sono questi i numeri che sintetizzano i primi due anni di attività del Fondo Famiglia-Lavoro, voluto dal cardinal Dionigi Tettamanzi nel gennaio del 2009, quale intervento urgente per contrastare gli effetti sociali della crisi economica che si è abbattuta sul nostro continente. Al Fondo hanno contribuito – oltre alla Diocesi di Milano con 1 milione di euro e alla Fondazione Cariplo con 2 milioni – più di 5mila privati cittadini, che hanno permesso di raggiungere la cifra considerevole di 11,5 milioni di euro. Il Fondo è stato pensato per offrire un contributo economico a famiglie residenti nel territorio della Diocesi che si trovano ad affrontare periodi di difficoltà a causa della perdita del lavoro e che non godono di ammortizzatori sociali sufficienti. Tra chi ha beneficiato dei contributi ci sono prevalentemente famiglie (75,3%), delle quali il 55% composta da stranieri regolarmente residenti in Italia.Tra le cause della richiesta di aiuto ci sono: il licenziamento (36,7%), la fine di un contratto di lavoro a termine (28,1%), il passaggio alla cassa integrazione (12,5%), un reddito mensile inferiore a 750 euro (73,2%). «Dopo due anni dall’attivazione del Fondo – ha affermato il cardinal Tettamanzi – la realtà che resta è la dinamica favorevole che il Fondo ha messo in atto. Mi sono accorto che, grazie a questa esperienza, sul territorio della Diocesi si sono progressivamente sviluppate iniziative di aiuto, di ascolto, di attenzione alle famiglie e alle persone più bisognose. Ho potuto così apprezzare ancora di più la proposta del Fondo, perché si è dimostrata non un’iniziativa centralizzatrice, ma una realtà che ha saputo innescare molteplici riprese creative». Al Cardinale ha fatto eco il presidente della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti: «La notte che sta passando ci lascia un incubo, ma anche un sogno: che da questa esperienza nasca un nuovo sistema di welfare, che si costruisca un nuovo rapporto tra politica, economia e terzo settore; che si generi un nuovo sistema in grado di fornire servizi territoriali alle famiglie, alle persone, ai giovani, agli anziani, agli stranieri. Abbiamo l’esigenza di trasformare quello che lo shock ha prodotto come risultato: un’esperienza dell’emergenza che deve diventare una presenza nella normalità».

da “Fondazioni” luglio-agosto 2011