Impegnarsi per gli altri crea cittadinanza e sviluppo

Intervista ad Antonio Miglio, vicepresidente dell’Acri

Presidente, le Fondazioni sono la fonte prioritaria di sostegno alle attività dei Csv; quanto condividono lo sforzo dei Centri di servizio ad avvicinare i giovani al volontariato?
«Impegnarsi nelle attività di volontariato è per i giovani un’importante occasione di crescita, un’opportunità per condividere i valori della solidarietà e cominciare un percorso di cittadinanza attiva. Dunque, senz’altro come Fondazioni condividiamo quest’attenzione al tema. La scelta di realizzare iniziative che coinvolgano di più i giovani è particolarmente opportuna in un momento in cui i bisogni del welfare aumentano e la cittadinanza invecchia, compresa la numerosa compagine di volontari, che sono una ricchezza e un vanto per il nostro Paese».

E’ vero; però dai dati che circolano, quantunque non aggiornati, sembra essere diventato più difficile coinvolgere i giovani.
«Il ricambio generazionale è un’esigenza diffusa in tanti settori ed anche il mondo del volontariato ne è partecipe. Tra l’altro i giovani hanno di fronte un futuro tutto da costruire, che tende ad assorbire la gran parte del loro tempo; quindi è difficile coinvolgerli in maniera continuativa. Tuttavia è importante che comprendano che impegnarsi per gli altri è un arricchimento anche per il proprio futuro: in termini di esperienze, di relazioni e, perché no, di altruismo e di rafforzamento morale. Perciò mi pare una buona cosa tutto ciò che può avvicinarli al volontariato. Voglio ricordare che le stesse Fondazioni promuovono direttamente nelle scuole la cultura della sussidiarietà e della partecipazione alla vita civile del territorio, portando nelle aule le testimonianze del proprio operato e offrendo ai ragazzi l’opportunità di vedere da vicino come sia importante la collaborazione fra più soggetti – Fondazioni di origine bancaria, organizzazioni del volontariato, amministrazioni locali – per dare impulso allo sviluppo delle comunità e mantenere la coesione sociale. In particolare vorrei sottolineare l’importanza dell’educazione dei giovani alla cittadinanza attiva, che rappresenta e rappresenterà uno degli impegni prioritari delle Fondazioni».

Dottor Miglio, da presidente di Fondazione e da vicepresidente dell’Acri, qual è lo stato dell’arte delle relazioni con il mondo del volontariato?
«Lavorare in rete e realizzare progetti condivisi con altri soggetti, pubblici e privati, mi sembra un’esigenza abbastanza avvertita dalle Organizzazioni di volontariato. E noi come Fondazioni le consideriamo il “cuore” dell’intero privato sociale. In questi ultimi anni il rapporto con il mondo del volontariato, a partire dalla positiva esperienza di “cogestione” della Fondazione per il Sud, si è ulteriormente consolidato. E queste maggiori conoscenza e fiducia reciproche hanno portato a valutazioni comuni sulle esperienze che ci legano, a partire dai fondi della legge 266/91. Si è quindi giunti, nel giugno 2010, alla stipula di un accordo che sono certo contribuirà a favorire sempre di più e meglio l’attività delle Odv, soprattutto perché per un intero quinquennio dà certezza tanto alla Fondazione per il Sud quanto ai Csv riguardo alla dimensione delle somme a loro disposizione per lo svolgimento delle proprie attività, al di là di qualsiasi fluttuazione degli introiti delle Fondazioni. In particolare, a valere sui loro bilanci relativi agli esercizi dal 2010 al 2014 e con riserve accantonate negli anni precedenti, le Fondazioni di origine bancaria assegneranno ogni anno per cinque anni 24,4 milioni di euro alla Fondazione per il Sud, che dovrà utilizzarne almeno 5 per le Organizzazioni del volontariato del Mezzogiorno; mentre 60 milioni di euro andranno ai Centri di servizio per il volontariato, di cui una quota decrescente da 49 a 46 milioni è utilizzabile dai Csv per i servizi, d’intesa con i Co.Ge, e il resto per la progettazione sociale, d’intesa anche con le Fondazioni».

Quali nuove prospettive, dunque, per la progettazione sociale?
«Ancora oggi la situazione della progettazione sociale è a macchia di leopardo, con differenze notevolissime tra le varie regioni. Con l’accordo abbiamo stabilito una precisa dotazione di fondi per ogni regione e una modalità di definizione degli interventi partecipata dei vari soggetti (Co.Ge, Csv, Fondazioni, Odv), linee di azione nazionali che definiscano con una certa uniformità le modalità di impiego delle risorse. Tutto questo contribuirà a perseguire una maggiore uniformità sul territorio nazionale.  Inoltre si apre, e la ritengo una modalità da sviluppare, la possibilità di definire programmi comuni cofinanziati con risorse extra dalle Fondazioni, il che avrà un impatto decisamente significativo sulle attività più innovative del volontariato e del terzo settore».

Da una delle più recenti indagini sul volontariato emerge che la maggior presenza giovanile spetta alle organizzazioni dei comuni medio-piccoli, a quelle indipendenti o di recente formazione e alle unità che operano nei settori della partecipazione civica piuttosto che nel welfare. L’esperienza sul suo territorio Le conferma queste indicazioni?
«Le conferma. Nei territori in cui la dimensione comunale è più ridotta, è più facile che si mantenga una sufficiente coesione sociale e un corretto rapporto intergenerazionale. Questo fa si che sia più facile avvicinare i giovani al mondo del volontariato. Sul secondo punto ritengo sia più facile e stimolante, per un giovane, partecipare alla costituzione di un’ Odv, progettarne insieme ad altri la missione, sentirsi protagonista. Più difficile è entrare in una realtà consolidata, dove la possibilità di essere o sentirsi in qualche modo determinante è minore. Mi parrebbe interessante che, per facilitare l’immissione di nuove leve, le associazioni istituissero delle sezioni di volontariato giovanile dove i giovani possano esprimere la loro creatività, iniziando a rapportarsi con i volontari “storici”, per poi entrare nell’associazione a pieno titolo da protagonisti. Anche sulla tipologia di attività mi sembra che i giovani siano più sensibili ai temi dell’ambiente, del territorio, della partecipazione civica in generale, rispetto alle tematiche classiche del welfare, le quali richiedono spesso attenzioni più complesse e meno accattivanti».  

da “Fondazioni” maggio-giugno 2011