Microcredito, strumento di coesione e sviluppo

Poche migliaia di euro possono a volte cambiare la vita delle persone. É stato così per Lorenzo Calani, che vive a Pianoro, in provincia di Bologna, e grazie a un finanziamento di 5mila euro, ottenuto da PerMicro, è riuscito ad avviare una ditta di noleggio di velomobili. O di Aida Benamata che, grazie a un prestito ottenuto tramite la Fondazione Risorsa Donna, è riuscita a dar vita a un’attività commerciale a Roma, rilevando un negozio di autoricambi, dove aveva a lungo lavorato senza stipendio. E c’è chi, ricevendo un piccolo credito, è riuscito a laurearsi o ha evitato di cadere nelle mani degli usurai. Tante sono ormai, anche in Italia, le esperienze frutto di iniziative di microcredito. Si tratta di uno strumento particolarmente adatto per intervenire a favore di famiglie in difficoltà economica e di lavoratori cassintegrati, donne in cerca di un impiego, immigrati con lavori precari, ma anche giovani che per completare gli studi o avviare la propria attività professionale hanno bisogno di prestiti d’onore. Uno strumento, insomma, per una vasta gamma di persone, che i più recenti andamenti dell’economia hanno contribuito ad allargare anche nei paesi occidentali. Da un lato si favorisce la coesione sociale, dall’altro la nascita di microimprese. Le Fondazioni di origine bancaria, la cui missione è favorire lo sviluppo sociale, economico e civile dei loro territori, hanno scelto di dare particolare attenzione a questo strumento, istituendo una Commissione dedicata, in ambito Acri, presieduta da Luca Remmert, vicepresidente della Compagnia di San Paolo. A lui la nostra rivista ha rivolto qualche domanda, a valle di un incontro organizzato a Roma, il 7 giugno scorso, proprio dalla Commissione Microcredito. Il servizio alle pagine 4 e 5 riporta anche alcune delle iniziative più originali realizzate dalle Fondazioni, molte delle quali presentate nel corso del seminario. Sempre più spesso individui e piccole imprese rischiano di trovarsi in contingenze estremamente negative a causa di problemi potenzialmente transitori, che tuttavia non riescono a fronteggiare con l’aiuto del credito tradizionale, in quanto sono considerati soggetti non “bancabili”. O perché non sono in grado di fornire adeguate garanzie di solvibilità o perché, per le loro dimensioni contenute, i crediti richiesti non risultano appetibili per le banche convenzionali, che ne riscuoterebbero interessi non sufficientemente remunerativi dei costi di gestione del servizio di credito. É qui che il microcredito può dare delle risposte.

Dottor Remmert, perché le Fondazioni di origine bancaria (Fob) ritengono particolarmente importante il microcredito?
«Perché è un bisogno chiaramente emerso dai territori in cui operiamo. C’è una domanda nuova e crescente che abbiamo intercettato. E, come sempre, le nostre Fondazioni cercano di mettere a disposizione dei loro territori risposte congrue, oltre alle risorse economiche necessarie per svilupparle. La loro missione è favorire lo sviluppo sociale, economico e civile dei propri territori. Dunque, non possono non dare attenzione a uno strumento potenzialmente molto utile sia sul fronte dello sviluppo delle microimprese sia su quello del soccorso alle fasce deboli della società, necessario per mantenere la coesione sociale. Oggi circa la metà delle Fob ha in corso o sta progettando iniziative in qualche modo riferibili al microcredito, quantunque i consuntivi attuali indichino le risorse destinate a questo comparto inferiori all’1% del totale delle risorse assegnate come erogazioni filantropiche».

Perché parla di erogazioni e non di prestiti?
«I vincoli normativi attualmente in vigore vietano alle Fob di esercitare funzioni creditizie e di finanziamento, anche indiretto, alle imprese di qualsiasi natura, ad eccezione delle proprie società strumentali. Per questo i progetti di microcredito delle nostre Fondazioni mostrano una struttura “triangolare”, che vede coinvolti come protagonisti enti intermedi, costituiti da Caritas diocesane, cooperative, comitati, associazioni, centri di ascolto, ai quali viene affidato prevalentemente un ruolo di antenne e di tutoraggio. Ci sono poi le banche, che erogano i finanziamenti, e le Fondazioni, che intervengono prevalentemente tramite fondi di garanzia, ma anche per disegnare e favorire l’avvio dei servizi ancillari di tutoraggio e di assistenza svolti dagli enti intermedi».

Quali i vantaggi, o gli svantaggi, che derivano da una simile triangolazione?
«Questa modalità di approccio “triangolare” consente il coinvolgimento delle banche tradizionali, con le quali, soprattutto nel caso del microcredito, le Fondazioni azioniste possono sviluppare utili sinergie, nel più pieno rispetto dei reciproci ruoli. Le banche attivano comparti dedicati al microcredito oppure danno vita a società ad hoc, gestite con criteri di business sociale, eventualmente attraverso un apparato tecnico separato da quello della banca, come già avviene in alcuni casi. Riguardo ai fondi di garanzia, le Fondazioni ritengono che in una prospettiva futura si possano valutare maggiori spazi di collaborazione tra le Fondazioni stesse e con altri soggetti pubblici e privati che operano per le medesime finalità. Nel caso della Compagnia di San Paolo, per esempio, stiamo puntando molto proprio su simili partnership. Il nostro progetto coinvolge la Regione Piemonte, la Commissione regionale Abi, Finpiemonte Spa, la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo e una serie di altri soggetti riuniti in un’Associazione Temporanea di Scopo guidata dalla Confcommercio Piemonte e dalla Fondazione Don Mario Operti, quale capofila di varie organizzazioni di volontariato operanti sul territorio regionale. Le scelte, però, vanno fatte sulla base di una valutazione della dimensione e della copertura ottimale dei fondi di garanzia, sia sotto il profilo patrimoniale che geografico. Le esperienze in corso mostrano che le Fondazioni sono prevalentemente impegnate in progetti che raggiungono i territori coperti dal loro abituale raggio d’azione».

Presidente, qual è il ruolo della Commissione Microcredito dell’Acri?
«Ritengo che essa possa proporsi come un’importante occasione non solo di confronto tra le Fondazioni e di verifica sulle scelte e sulle esperienze che esse hanno fin qui realizzato in questo campo, ma anche come un’opportunità per dare un contributo al dibattito sul tema che, con l’introduzione della definizione di microcredito nel nostro ordinamento giuridico, grazie alle recenti modifiche apportate al Testo Unico Bancario, si sta sviluppando in un quadro finalmente un po’ più chiaro».


Il quadro normativo

Il 4 settembre 2010, sulla Gazzetta Ufficiale n.207 è stato pubblicato il decreto legislativo n.141/2010, che dà attuazione alla direttiva europea 2008/48/CE relativa ai contratti di credito ai consumatori. Esso modifica il Titolo VI del Testo Unico Bancario (DLG n. 385 del 1993) in merito alla disciplina dei soggetti operanti nel settore finanziario, degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi. E soprattutto, affida anche ai soggetti senza fini di lucro la possibilità di realizzare il microcredito sul territorio. Oggi all’articolo 111 del TUB si trova la definizione completa della disciplina del microcredito, la quale indica le caratteristiche che lo connotano in maniera specifica. I finanziamenti concessi devono avere le seguenti caratteristiche: a) l’ammontare non deve superare 25mila euro e non devono essere assistiti da garanzie reali; b) devono essere finalizzati all’avvio o allo sviluppo di iniziative imprenditoriali o all’inserimento nel mercato del lavoro; c) devono essere accompagnati dalla prestazione di servizi ausiliari di assistenza e monitoraggio dei soggetti finanziati. Il comma 4 dell’articolo disciplina specificatamente il ruolo dei soggetti senza fini di lucro. Questi (in possesso di requisiti di onorabilità e altre caratteristiche fissate da successivi decreti) potranno essere iscritti in una sezione speciale dei soggetti erogatori e concedere finanziamenti a persone fisiche, società di persone o cooperative “a condizione che i finanziamenti siano concessi a condizioni più favorevoli di quelle prevalenti sul mercato”.

In Italia il settore cresce

Il microcredito da un lato può essere un mezzo per rispondere ai bisogni di nuove povertà emergenti: il microcredito sociale. Dall’altro è uno strumento per favorire l’inclusione socioeconomica, particolarmente degli immigrati, dei giovani e delle donne, attraverso la promozione di un’autonoma iniziativa economica; in questo caso si parla di microcredito d’impresa. Le Fondazioni di origine bancaria sono impegnate su entrambe queste tipologie, anche se si registra una prevalenza per il microcredito sociale. I dati raccolti dalla Fondazione Giordano Dell’Amore per l’European Microfinance Network (l’analisi tocca le 32 organizzazioni di microcredito italiane che hanno risposto all’indagine sulle 94 censite) segnalano che nel 2009 il portafoglio del microcredito in Italia è stato di circa 13 milioni di euro (con un erogato di circa 11 milioni di euro), a fronte di un portafoglio a livello europeo che nel 2009 si attestava sugli 828 milioni di euro (dall’ultimo Report dell’Emn). Un aggiornamento realizzato a dicembre 2010 dalla Fondazione Dell’Amore evidenzia una ulteriore significativa crescita del settore (21,6 milioni di euro di patrimonio, 12,5 di erogato). I beneficiari del microcredito nel nostro Paese sono principalmente donne (34%) e immigrati (41%). L’ammontare medio di ogni credito è di circa 6mila euro (9.641 euro è invece l’ammontare medio a livello europeo). Per il biennio 2008-2009 l’Emn segnala che il tasso d’interesse medio dei microcrediti è stato del 5% in Francia, del 9% in Spagna e Irlanda, del 22% in Gran Bretagna, dove peraltro le iniziative di microcredito sono prevalentemente orientate allo start-up di imprese. In Italia è stato del 3,7% in quel biennio; del 3,9% nel 2010.

 

Un Fondo per il Piemonte

Dalla fine del 2010 è attivo in Piemonte il “Fondo regionale per il microcredito”: un’esperienza che coinvolge la Compagnia di San Paolo insieme alla Regione e ad altri soggetti del territorio, quali la Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo. Si basa sulla formula del fondo di garanzia e del tutoraggio svolto da alcune organizzazioni non profit, tipico delle iniziative di microcredito sviluppate dalle Fob. I prestiti vanno a imprese di nuova costituzione (cooperative, ditte individuali, soggetti titolari di partita Iva) che possono accedere a finanziamenti da 3mila a 25mila euro. Devono essere rimborsati in 48 rate mensili per i finanziamenti di importo fino a 10mila euro e in massimo 72 per i finanziamenti di importo superiore. Fino a oggi sono pervenute circa 400 richieste. I richiedenti sono prevalentemente italiani, di età tra i 40 e i 50 anni, disoccupati o con lavori in nero o saltuari. I finanziamenti vengono richiesti soprattutto per avviare attività commerciali.



A Venezia le donne immigrate diventano imprenditrici

È stato il primo progetto di microcredito in Italia rivolto alle donne immigrate con regolare permesso di soggiorno, un progetto di lavoro autonomo o la necessità di qualificarsi professionalmente, ma con difficoltà nell’accesso al credito tradizionale. Si tratta di “Microcredito sociale” della Fondazione di Venezia, avviato nel 2005. L’iniziativa consente alle sole donne immigrate residenti nella provincia di Venezia di ricevere finanziamenti che vanno da un minimo di mille a un massimo di 35mila euro. Il soggetto a cui viene accordato il credito deve investire nel progetto una quota tra il 5% e il 10% del valore del progetto stesso, ed è tenuto a frequentare un breve corso di formazione gratuito, appositamente progettato. La restituzione dei prestiti concessi avviene in rate mensili costanti della durata di 18/60 mesi. L’intermediazione del credito tra il soggetto richiedente il finanziamento e la banca erogante (la Cassa di Risparmio di Venezia Spa) viene gestita dalla Cooperativa sociale Terre in Valigia di Mestre, a cui la Fondazione di Venezia ha erogato un fondo di garanzia (200mila euro) a sostegno dell’intero progetto, di cui la Fondazione stessa coordina tutti gli aspetti organizzativi e di comunicazione. Nei primi 5 anni di attività sono pervenute 140 richieste di prestito, di queste 28 hanno ottenuto un finanziamento, per un totale di 225mila euro. Il tasso di insolvenza è stato di circa il 6,5%. La Fondazione di Venezia ha allo studio l’eventuale riedizione del progetto e sta valutando l’ipotesi di una sua estensione ad altre categorie di beneficiari: le donne italiane e gli uomini immigrati.

 

Un Micro.Bo sotto le torri

Nel 2004 Barbara De Blasi,  Flavia Cherubini e Marcella Roberti hanno creato a Bologna l’associazione “Micro.Bo” con l’obiettivo di portare sotto le due Torri l’esperienza di Muhammad Yunus. Sin da subito l’iniziativa ha incontrato il sostegno di Fondazione Carisbo e Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, ma da un’attenzione prevalente per il sostegno allo sviluppo di microimprese è passata nel tempo a quella per le famiglie in difficoltà. Queste ultime, infatti, hanno meno possibilità delle altre di trovare utili fonti di finanziamento sul territorio. Così Micro.Bo si è specializzata in microcredito d’emergenza, che porta avanti con la collaborazione di Emil Banca Credito Cooperativo e di buona parte dei Comuni della provincia di Bologna. Si tratta di uno strumento dedicato a persone o famiglie che versano in situazioni di temporanea difficoltà finanziaria e che, non riuscendo a fronteggiare eventi inattesi, si rivolgono ai servizi sociali. I finanziamenti sono per necessità sanitarie, canoni di locazione, spese legali relative a separazioni o divorzi, etc. L’ammontare massimo è di 3mila euro. Parallelamente all’intervento economico micro.Bo offre ai beneficiari un servizio di formazione e di accompagnamento per una gestione consapevole del proprio bilancio famigliare, di alfabetizzazione finanziaria e di educazione al risparmio. Inol-tre, svolge attività  di supporto e consulenza a molti studenti universitari che si trovano a svolgere attività  di ricerca nel settore della microfinanza.

 

Pistoia e Pescia

Da un minimo di mille a un massimo di 7mila euro per assistere anziani non autosufficienti, pagare le bollette o l’affitto, ristrutturare casa, acquistare un’auto per trasportare un disabile. È questo il “Microcredito Pistoiese”: uno strumento per agevolare l’accesso al credito dei soggetti non bancabili, promosso da Fondazione Cassa Risparmio Pistoia e Pescia, insieme a Fondazione Un Raggio di Luce, Misericordia di Pistoia, Caritas diocesane di Pistoia e di Pescia, nonché il sistema bancario locale. Sono previste anche forme di finanziamento per cooperative sociali e organizzazioni di volontariato, nel qual caso il prestito può arrivare a 15mila euro. Per accedere ai finanziamenti è sufficiente essere residenti in provincia di Pistoia (o avere un regolare permesso di soggiorno) e documentare di disporre di un reddito.


Solidarietà senese

A Siena la Fondazione Mps ha scelto una strada piuttosto originale. Dal 2006 sostiene la Microcredito di Solidarietà Spa – partecipata da Banca Mps, Provincia, Comune di Siena e altri Comuni della provincia, enti religiosi e organizzazioni di volontariato – per finanziare soggetti deboli che hanno difficoltà ad accedere al credito bancario. L’iniziativa non fa beneficenza a fondo perduto, ma effettua un’analisi del merito di credito e valuta il profilo etico del richiedente, con l’obiettivo di operare nell’ambito del vasto tema della finanza etica e della responsabilità sociale. Per operare si avvale di una rete di relazioni con associazioni radicate sul territorio e centri di servizio per il volontariato, al fine di veicolare la comunicazione della sua mission e di raccogliere informazioni sulla clientela: individui, famiglie e microimprese. Nei quasi cinque anni di attività la società ha erogato oltre 2,6 milioni di euro, che sono stati suddivisi in circa 1.500 finanziamenti, per un importo medio di 1.780 euro.


Fondazione Cariplo: le nuove frontiere del microcredito

Una grande novità in tema di microcredito la sta sperimentando la Fondazione Cariplo che, oltre a finanziare con risorse erogative diversi progetti in Italia, lo scorso anno ha avviato un’iniziativa di microfinanza nei paesi in via di sviluppo investendo una piccola quota del suo patrimonio. Con un impegno di 70 milioni di euro ha aderito al Fondo Microfinanza 1, promosso da Polaris Sgr e gestito da Fondamenta Sgr. Un fondo di diritto italiano, riservato agli investitori professionali non profit, che nasce dall’esigenza di coinvolgere i principali operatori del nostro Paese in un importante progetto su scala internazionale volto allo sviluppo economico e sociale delle popolazioni più povere. A differenza degli interventi a fondo perduto tipici delle organizzazioni non governative e di molte iniziative internazionali promosse in questi anni, una simile tipologia di business è caratterizzata da criteri di sostenibilità economica e opera attraverso le cosiddette Mfi – Microfinance Institutions, organizzazioni profit che erogano prestiti della dimensione media di 500 dollari a microimprenditori. Microfinanza 1, che si propone di combinare rendimento finanziario e impatto sociale, investirà almeno l’80% del proprio capitale in fondi di debito (che cioè erogano prestiti alle Mfi) e in fondi di private equity (che hanno partecipazioni in Mfi), nonché direttamente in quote di Mfi, per un massimo del 20% del proprio attivo. Seguendo questa linea arriverà a finanziare oltre 200 Mfi, attraverso le quali potrà raggiungere 10 milioni di microimprenditori in 50 paesi emergenti di Africa, Asia e America Latina. Microfinanza 1, le cui sottoscrizioni si chiuderanno a settembre 2011, punta a una raccolta di oltre 100 milioni di euro (fino a oggi ne sono stati raccolti 75). La partecipazione di Fondazione Cariplo a questo fondo rientra in una precisa scelta di attenzione ai Mission Connected Investments, ovvero impieghi del patrimonio su fronti connessi all’attività istituzionale, che  potranno assorbire fino a 470 milioni di euro (circa il 7% del patrimonio della Fondazione). 

 

In Terra Santa c’è la San Miniato Foundation

In Terra Santa il microcredito è arrivato grazie alla Fondazione Cassa di Risparmio di San Miniato, che nel 2005, insieme alla Regione Toscana e alla Cassa di Risparmio di San Miniato Spa, ha dato vita a un’associazione di diritto israeliano chiamata “The People of San Miniato”, meglio nota come “San Miniato Foundation”. Essa offre finanziamenti a tasso zero fino a un massimo di 7mila euro, per aiutare piccoli imprenditori, artigiani e agricoltori sia israeliani sia palestinesi, che intendano potenziare le loro attività o svilupparne di nuove. A fianco dell’erogazione del prestito è prevista un’attività di informazione, formazione e tutoraggio fatta in loco da personale della Fondazione in partenariato con la Cooperazione Italiana, la Camera di Commercio di Betlemme e la Custodia di Terra Santa. La San Miniato Foundation dispone di un fondo di dotazione e di uno di rotazione alimentato dai rimborsi dei finanziamenti. A oggi ha erogato 175mila euro, che hanno favorito la crescita di 36 attività commerciali o artigianali, coinvolgendo, direttamente e indirettamente, circa 200 persone. Quest’attività ha creato una cinquantina di posti di lavoro in una delle regioni più complesse del pianeta. Fra le tante storie di piccoli successi c’è quella di Majeda Jadallah che nel 2007, grazie a un finanziamento, è riuscita ad aprire presso la sua abitazione una piccola fabbrica di cioccolato e, l’anno successivo ha inaugurato un negozio di dolciumi nel centro di Betlemme, dando complessivamente lavoro a 7 persone. Oggi esporta i suoi prodotti anche in Europa all’interno del circuito del commercio equo e solidale. 

da “Fondazioni” luglio-agosto 2011