R’accolte: oltre 9.000 opere online

Da inizio dicembre è accessibile online tramite pc, tablet e smartphone il catalogo multimediale delle collezioni d’arte delle Fondazioni di origine bancaria, realizzato e curato dall’Acri, l’associazione che le rappresenta collettivamente. Lo straordinario archivio – che si chiama r’accolte perché intende accogliere e valorizzare nella loro specifica identità i patrimoni d’arte delle singole Fondazioni – censisce oltre novemila pezzi tra dipinti, disegni, sculture, stampe e opere di ceramica, appartenenti a 62 collezioni di 54 Fondazioni, fotografati e schedati secondo i più accurati standard internazionali (vedi articoli alle pagine 2 e 3). Si raggiunge dal sito dell’Acri, all’indirizzo www.acri.it, o digitando direttamente raccolte.acri.it. L’iniziativa è stata presentata in occasione dell’apertura della mostra “Il Barocco Emiliano”, il 5 dicembre a Bologna presso la sede della Fonda zio ne del Monte, in una conferenza stampa a cui hanno partecipato: il presidente dell’Acri Giuseppe Guzzetti, il presidente della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna Marco Cammelli, che è anche presidente della Commissione per le Attività e i Beni Culturali dell’Acri che ha coordinato la realizzazione del progetto, e lo storico dell’arte e curatore della mostra Angelo Mazza. L’arte e la cultura sono di gran lunga il principale settore d’intervento delle Fondazioni di origine bancaria, che con le loro erogazioni in questo campo – più di 4 miliardi di euro in dieci anni – sostengono la conservazione e la valorizzazione dei beni artistici presenti sui territori. Non è tuttavia noto ai più che esse detengono collezioni d’arte molto interessanti, a disposizione delle loro collettività ma meno conosciute e fruibili per un pubblico più vasto. Si tratta di un patrimonio ampio che, nella varietà della sua composizione (opere di pittura, scultura, arredi, suppellettili, strumenti musicali, etc.) e nella sua stratificazione temporale, può essere considerato come il volto storico e culturale dei diversi territori e può offrire un’interessante lettura delle vicende collezionistiche delle Fon dazioni. È, dunque, con l’intento di mettere un simile patrimonio a disposizione di un pubblico ampio e in particolare dei giovani, che l’Acri ha voluto realizzare questo ricchissimo catalogo, che verrà ulteriormente implementato nel tempo. All’iniziativa non è mancato il plauso da parte del Ministro per i Beni e le attività culturali, Lorenzo Ornaghi, che in un messaggio diffuso in occasione della presentazione di r’accolte ha affermato: Le Fondazioni di origine bancaria sono «custodi proattivi dei beni culturali italiani e, nel contempo, finanziatori illuminati della loro valorizzazione a beneficio di un pubblico, che mi auguro sarà ampio e costituito, oltre che da specialisti e studiosi, soprattutto da giovani. È necessario che la cultura si avvalga sempre più del positivo apporto del privato-sociale: le Fondazioni di origine bancaria sono uno dei principali “nuovi mecenati”, in questo campo; forse, complessivamente prese, il maggiore in assoluto. Con loro il Ministero sta promuovendo una rinnovata e fattiva collaborazione, anche in forza di uno specifico protocollo d’intesa firmato con l’Acri nel 2008. Recuperare il patrimonio storico, architettonico e artistico delle città non può prescindere da politiche realizzate attraverso azioni programmatiche condivise con tutti gli attori e istituzioni locali: solo così si ottimizzano i costi, si raggiungono risultati di eccellenza e se ne protraggono i benefici effetti nel tempo. Le istituzioni devono fare la propria parte in una sfida che è ardua: con “alleati” come le Fondazioni, insieme a tutti gli altri soggetti interessati, e sospinti dalle attese dei cittadini, possiamo vincerla».              

 

La cura per l’arte nata con le Casse cresce con le Fondazioni       

Le Fondazioni di origine bancaria, sorte in attuazione della legge Amato del 1990, hanno ereditato dalle originarie Casse di Risparmio l’attività filantropica e le finalità nel campo della cultura. Pertanto, se, da un lato, il collezionismo d’arte delle Fondazioni è fenomeno recente, dall’altro esso si richiama a una tradizione che risale in alcuni casi alla istituzione degli antichi Monti di Pietà ed è proseguita nel corso dei secoli attraverso donazioni. È, questo, un aspetto significativo che caratterizza in speciale modo le collezioni di quelle Fondazioni che hanno saputo salvaguardare le origini storiche procedendo all’acquisizione, presso le relative banche conferitarie, del patrimonio d’arte di antica formazione. Non si tratta solo di assicurare la continuità con il passato, ma di mantenere salda e ininterrotta quella relazione istituzionale, nella trasmissione dei beni di valore storico, che ispira tuttora la formazione e l’incremento delle raccolte e costituisce tratto caratterizzante del fenomeno, cioè il rapporto intrinseco e in alcuni casi speculare con la storia culturale e sociale del territorio nel quale l’attività bancaria ha esercitato la propria specifica funzione. Acquisendo, se non totalmente almeno in larga misura, le collezioni delle relative banche di riferimento, non c’è dubbio che le Fondazioni hanno saputo rinsaldare con analoghi comportamenti virtuosi i rapporti con il passato, salvaguardando i radicamenti profondi e diffusi e garantendo alle città la conservazione di testimonianze significative della propria storia nei diversi aspetti della vita religiosa, civile, economica e produttiva. Solo per citare pochi esempi, basti pensare alla Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna che, grazie soprattutto a questi materiali, ha potuto dare vita al nuovo Museo della storia di Bologna; all’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che detiene le proprie opere nel Palazzo di via Bufalini; alla Fondazione Cassa dei Risparmi di Forlì, che le conserva nel Palazzo del Monte di Pietà; alla stessa Fondazione Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, che con Intesa Sanpaolo ha recentemente inaugurato a Milano “Le Gallerie d’Italia-Piazza Scala”, nuovo Museo dell’Ottocento; alla Fondazione Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone, che è entrata in possesso di oltre cinquecento opere della relativa banca, erede peraltro dell’antico Monte di Pietà; e a tante altre Fondazioni ancora. La conoscenza che si ricava dalla consultazione di r’accolte consente di approfondire la pluralità degli orientamenti che hanno ispirato la formazione e l’incremento delle collezioni. Alcune Fondazioni hanno privilegiato la produzione ceramica, come ad esempio la Fondazione Cassa di Risparmio di Imola, il cui patrimonio artistico è costituito per oltre tre quarti dai circa novanta pezzi ceramici dell’area imolese e faentina distribuiti tra Sette e Ottocento, oppure la Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, che possiede oltre centocinquanta pezzi ceramici non solo dell’area di Deruta ma anche di Faenza, della Toscana e delle Marche, la Fondazione Cassa di Risparmio di Pesaro, con i prodotti delle locali manifatture, oppure la Fondazione Cassa di Risparmio della Provincia di Teramo, attenta alla raccolta delle ceramiche di Castelli, e la Fondazione Banco di Sicilia, che affianca alle maioliche trapanesi e palermitane un gruppo di ceramiche attiche a figure nere o a figure rosse del VI e del V secolo avanti Cristo. Altre Fondazioni, impegnate principalmente sul più tradizionale fronte della raccolta di pitture, hanno ugualmente privilegiato aspetti specifici, concentrando le attenzioni su determinate epoche o su alcune personalità che hanno caratterizzato, dal punto di vista artistico, la storia del territorio di riferimento, o ne hanno registrato le evoluzioni storicosociali, oppure documentato l’aspetto paesaggistico. La Fondazione Banco di Sicilia, ad esempio, conserva un numero molto elevato di pitture di Francesco Lojacono, il più importante paesaggista siciliano dell’Ottocento, attivo fino al 1915; la Fondazione Cassa di Risparmio di Volterra possiede una raccolta nettamente orientata sulla grafica del Novecento, per effetto della donazione Mino e Giovanni Rosi che include disegni e incisioni di De Nittis, Matisse, Morandi, Viani, De Pisis e documenta in particolare la produzione grafica di Mino Rosi e le sue relazioni artistiche. Allo stesso modo largo spazio occupa nella collezione d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno il fondo grafico dell’ascolano Tullio Pericoli, così come le ottanta fantasie grafiche sulla natura morta e il paesaggio di Pirro Cuniberti qualificano le propensioni per il contemporaneo della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, mentre le opere grafiche e pittoriche di Amedeo Bocchi connotano la raccolta della Fondazione Monte di Parma. È inevitabile inoltre che la raccolta della Fondazione di Cento sia orientata verso la documentazione della produzione del Guercino e della sua bottega, essendo Cento la patria del grande artista. Allo stesso modo la collezione della Fondazione di Fano e quella della Fondazione di Pesaro si caratterizzano per la presenza di opere di Simone Cantarini, di Giovan Francesco Guerrieri detto il Fossombrone, di Carlo Magini e di altri artisti marchigiani; così come le collezioni delle Fondazioni bancarie emiliane testimoniano la gloriosa tradizione pittorica delle diverse scuole: da quella riminese del Trecento a quella bolognese nei diversi secoli, dalla cultura figurativa affermatasi nel ducato estense a quella dei territori farnesiani. Benché il profilo di queste raccolte risulti eterogeneo per la varia tipologia delle opere, per la diversità delle epoche cui esse appartengono, per le molteplici tecniche di esecuzione dei manufatti e per altri aspetti, sono tuttavia comuni a ciascuna il riflesso della storia dell’area geografica di pertinenza, il legame con l’ambiente circostante sia sociale che religioso, e più in generale antropologico, e il sedimentato radicamento nel territorio di origine. È questa, probabilmente, la costante più evidente che unisce le raccolte delle Fondazioni di origine bancaria, al di là delle evidenti variazioni.                

 

Il riflesso della storia fra dipinti, disegni e ceramiche    

R’accolte è il catalogo multimediale (accessibile all’indirizzo http://raccolte.acri.it) che censisce oltre novemila pezzi appartenenti a 62 collezioni di 54 Fondazioni, fotografati e schedati secondo i più accurati standard scientifici. Ci sono 5.509 dipinti, 1.580 disegni, 1.050 opere di ceramica, 647 sculture, 408 stampe, 112 articoli numismatici, 67 arredi, 13 opere di arte contemporanea, 10 strumenti, 5 foto d’arte, 4 oggetti di vetro: per un totale di 9.405 pezzi. Altri pezzi sono in via di catalogazione e di inserimento. I dipinti costituiscono più della metà delle opere catalogate: si tratta prevalentemente di lavori risalenti al XX e al XIX secolo. Un altro nucleo importante è quello costituito dai disegni: in questo settore le Fondazioni hanno privilegiato opere legate a determinati ambiti locali e territoriali, ma negli ultimi anni è emersa la tendenza ad affidare a un artista la realizzazione di cicli di disegni (per esempio in relazione all’illustrazione di opere letterarie) o ad acquisire intere collezioni di artisti lo cali. Gli oggetti in ceramica, maiolica porcellana, terracotta e altri materiali rappresentano una delle più grandi sorprese di r’accolte. Non solo per il numero elevato di pezzi (più di mille oggetti dal VI secolo a.C. in avanti) ma anche per il loro valore storico-artistico. Alcune Fondazioni hanno dedicato intere collezioni a questa categoria di opere, la cui produzione è inserita in un ambito strettamente locale e investe un arco temporale molto ampio. Recentemente è stata avviata la catalogazione anche delle collezioni di stampe, monete e medaglie di proprietà delle Fon dazioni. Si tratta in sostanza di un lavoro ancora in corso, che potrà dare in seguito interessanti risultati. Non mancano, inoltre, la scultura e gli arredi, seppur in misura minore nell’ambito delle ricche collezioni delle Fondazioni. R’accolte mette dunque a disposizione una quantità molto rilevante di informazioni che finora sfuggiva alla conoscenza comune, tanto del largo pubblico quanto degli studiosi. La catalogazione infatti ha fatto emergere materiali non sempre accessibili che rendono conto, oltre che, ovviamente, della consistenza del patrimonio artistico e dell’impegno economico-finanziario che la formazione delle raccolte ha comportato, delle intenzionalità progettuali delle Fondazioni e delle iniziative di promozione culturale di cui esse si sono fatte promotrici. Ma anche della collaborazione e del supporto che esse hanno offerto alle istituzioni pubbliche e delle forme di innovazione attivate nel campo della comunicazione museale. Il catalogo r’accolte si può consultare attraverso due modalità: Collezioni e Ricerca. Collezioni: viene reso disponibile l’elenco delle collezioni delle    Fondazioni partecipanti al progetto e, selezionando la denominazione desiderata, si accede all’insieme completo delle opere della singola Fondazione presenti nella banca dati. Ricerca: viene resa disponibile una forma d’interrogazione che consente, attraverso l’inserimento di uno o più parametri, di ricercare tra tutte le opere presenti in tutte le collezioni della banca dati. In particolare la ricerca può essere fatta per oggetto, autore, ambito, titolo, soggetto, materiale e tecnica, localizzazione, secolo, Fondazione che detiene l’opera. Un’ulteriore possibilità di ricerca è quella presente all’interno della singola scheda di ogni opera: l’autore, infatti, è un dato “attivo”, ovvero consente di avviare una ricerca su tutte le opere, fornendo come risultato l’insieme dei pezzi dello stesso autore presenti in banca dati.

 

Dal web alle sale

 

Il patrimonio artistico delle Fondazioni catalogato nel sito r’accolte può essere ammirato anche dal vivo. Non solo nelle esposizioni permanenti a livello locale delle singole collezioni, ma anche in mostre tematiche che raccolgono le opere di una pluralità di Fondazioni. Un primo esperimento è stato realizzato a Bologna con la mostra dedicata al barocco emiliano aperta fino al 3 febbraio 2013, presso la sede della Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna. Si tratta della prima di una serie di mostre che si susseguiranno nei vari territori italiani per esporre dal vivo selezioni tematiche dei capolavori censiti nel catalogo. La mostra bolognese espone alcune opere particolarmente significative dell’arte in Emilia Romagna con capolavori di alcuni dei suoi rappresentanti più illustri: dai Carracci a Guido Reni, a Giovanni Lan franco, al Guercino, a Guido Cagnacci, per continuare, nel Settecento, con Giuseppe Maria Crespi e i Gandolfi. Essa testimonia il nutrito fondo delle opere emiliane di età barocca presente all’interno di r’accolte e rispecchia il ruolo vitale svolto dalle Fondazioni di origine bancaria dei territori tra Emilia, Romagna e Marche. Riflette da un lato il prestigio che la locale scuola artistica ha conquistato tra Sei e Settecento nell’intera Europa, dall’altro la vivacità degli studi moderni che hanno rilanciato sul piano internazionale il prestigio dei suoi protagonisti. Undici Fondazioni partecipano direttamente all’iniziativa con il prestito di una ventina di dipinti di notevole importanza storico-artistica, rappresentativi di un complesso in continuo accrescimento, per la prima volta indagato conoscitivamente nella sua entità e nei singoli elementi attraverso il catalogo r’accolte. La selezione delle opere in mostra presso la Fondazione del Monte rende conto delle personalità più significative della scuola bolognese e di protagonisti della storia della pittura dell’età barocca nei diversi centri artistici. Nello stesso tempo, privilegiando la produzione artistica di destinazione privata, tenta di cogliere le iconografie ricorrenti nelle collezioni del ceto patrizio-aristocratico, degli intellettuali, dei professionisti e dei borghesi. Di qui il rilievo assunto dalle allegorie, dai temi celebrativi delle virtù degli antichi, tra sibille (Guido Reni, Marcantonio Franceschini e Guercino nella foto il suo “Sibilla Samia”, 1651), eroine ed eroi della storia greco-romana (Giovanni Lanfranco, Elisabetta Sirani), dai miti e dagli episodi avventurosi dei poemi epici (Giovanni Andrea Sirani, Giuseppe Maria Crespi) oppure da fantasiose narrazioni di esaltazione genealogica dai risvolti didascalici (Scarsellino). Risaltano naturalmente i temi di carattere religioso, ma questi sono svolti con toni affettivi che fanno leva su comuni sentimenti familiari, oppure declinati in chiave narrativa e presentati in modo da sollecitare la partecipazione emotiva nell’umanizzazione del sacro in termini di quotidianità. 

da “Fondazioni” gennaio-febbraio 2013