“Social in house”: contro il silenzio degli inferni domestici

Carmela, siciliana, vive alla periferia di Milano, in un alloggio popolare con figlia, genero e quattro nipoti. Nonostante la diagnosi di tumore, per diversi mesi non s’è sottoposta a cure per seguire un nipote malato che è poi morto a 3 anni. L’unica fonte di reddito è il magro stipendio del genero. Bruno è un malato terminale che vive con la moglie affetta da più patologie e due figli, uno disoccupato e l’altro alcolista, in un alloggio popolare alla periferia di Milano di 60 metri quadrati, senza acqua calda. Bruno e la moglie vivono con la pensione minima, pagano 350 euro al mese d’affitto e hanno sulle spalle anche i due figli. Queste di Carmela e di Bruno sono due storie di emarginazione sociale estrema, come ce ne sono tante nelle nostre città. In esse si trovano a convivere devianze, povertà e malattia. E intervenire è davvero difficilissimo, anche perché spesso da queste famiglie non si leva nemmeno un grido d’aiuto. A Milano l’associazione Vidas – con il sostegno di Fondazione Cariplo, Comune di Milano e Fondazione Berti – ha lanciato un progetto sperimentale chiamato “Social in House”, che assiste i malati e le loro famiglie direttamente nelle loro case. Si tratta di un’intensa attività di “bonifica sociale” del tutto inedita in Italia che, partendo dal rispetto e dalla cura della persona malata, si estende al suo nucleo famigliare e abitativo, sovente in condizioni di inimmaginabile degrado. “Inferni blindati” è la definizione che meglio accomuna le tante storie di degrado umano e sociale incontrate dagli operatori del progetto. Negli ultimi due anni Vidas ha seguito 504 casi, con 15.120 giornate di assistenza gratuita. Questo è stato possibile grazie al lavoro di un’equipe altamente specializzata di 30 operatori, composta da medici, assistenti sociali, psicologi e volontari, sempre sul campo, a rotazione, con disponibilità 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno. Né secondaria, per intervenire efficacemente in contesti particolarmente difficili, è la collaborazione con i referenti delle strutture che operano sul territorio: dai servizi sociali del Comune ai servizi psichiatrici, dai servizi per le tossico dipendenze alle Asl, sino al Tribunale dei minori. Gli interventi di Vidas interessano pre valentemente nuclei famigliari che compongono la classe dei cosiddetti “nuovi poveri”, piombati in situazione di disagio per la perdita del lavoro e l’insorgere di altri disagi, oltre alla malattia. Per affrontare situazioni così complesse Vidas ha strutturato il lavoro sulla base di un costante scambio di informazioni, fra i soggetti coinvolti, con cellulari, palmari e altri strumenti, utili so prattutto laddove il rischio comporta la necessità di soluzioni urgenti. Interventi che sono talvolta persino d’ordine pratico, come la sistemazione immediata di impianti elettrici, idraulici e sanitari, o di sgombero e pulizia da accumulo compulsivo di materiali accatastati da tempo, che hanno reso invivibili le stanze entro le quali già si patiscono enormi sofferenze. Anche dopo la morte dei pazienti assistiti, le équipe del “Social in house” proseguono il servizio, soprattutto con la preziosa opera degli psicologi e degli assistenti sociali che orientano i famigliari verso un riordino del loro percorso, il più equilibrato possibile, e li aiutano nell’elaborazione del lutto.

da “Fondazioni” gennaio-febbraio 2014