Da Cimabue a Morandi. Felsina pittrice

Bologna, già Bononia e prim’ancora Felsina per gli antichi Etruschi, grazie alla collaborazione fra Genus Bononiae – Musei nella Città, Fondazione Cassa di Risparmio in Bologna e Istituzione Bologna Musei, si fa protagonista, ancora una volta e fino al 30 agosto, di una grande iniziativa capace di valorizzare i tesori della città e del suo territorio, partendo da una splendida mostra allestita a Palazzo Fava, nelle cui sale ornate dagli affreschi di Ludovico, Agostino e Annibale Carracci e della loro scuola si può ammirare una ricca selezione di dipinti e sculture provenienti da chiese, musei, istituzioni e collezioni private, talvolta non bolognesi. Sicché per la prima volta sono insieme capolavori quali la “Madonna in trono con il Bambino e i due angeli” di Cimabue, conservata nella chiesa di Santa Maria dei Servi, la celebre “Estasi di Santa Cecilia”, dipinta da Raffaello per la cappella funeraria di Elena Duglioli Dall’Olio nella chiesa di San Giovanni in Monte (oggi nella Pinacoteca Nazionale), e la tavola di “San Rocco e il donatore” del Parmigianino, custodita nella basilica di San Petronio, ma anche l’olio su tela di Andrea Sirani (Bologna, 1610-1670) dedicato alla “Fortuna” (vedi foto), abitualmente conservato all’Accademia di San Luca a Roma.

Attraverso il filo conduttore delle opere e degli artisti bolognesi, la mostra curata da Vittorio Sgarbi ripercorre la storia dell’arte e della pittura italiana tra la fine del Duecento e l’inizio del Novecento, rendendo omaggio nel titolo “Da Cimabue a Morandi. Felsina Pittrice” sia a Roberto Longhi che, ottant’anni fa in una sua celebre prolusione, tracciò per primo il percorso della grande tradizione bolognese snodandolo dall’uno all’altro artista, sia a Carlo Cesare Malvasia e alla sua Felsina pittrice che, uscita nel 1678, fu la fonte più importante e autorevole per la storia della pittura bolognese dal medioevo all’età barocca. La mostra è anche un’opportunità unica per accedere anche all’articolata realtà delle collezioni cittadine, proposte nella formula di un unico percorso espositivo“ diffuso”.

Grazie alla speciale card “Da Cimabue a Morandi. Percorsi d’arte a Bologna”, i visitatori possono, infatti, fruire di riduzioni sul biglietto per l’ingresso sia alla mostra a Palazzo Fava sia alle collezioni permanenti e alle mostre temporanee dei musei civici che hanno prestato alcune delle loro opere più significative per l’esposizione. Si parte dal Museo Civico Medievale, che insieme alle testimonianze sul Medioevo cittadino espone sculture e materiali databili tra l’inizio del Trecento (come la monumentale statua di Bonifacio VIII, di Manno Bandini) e il Cinquecento, insieme a opere dell’arte rinascimentale di artisti attivi a Bologna nei secoli XV e XVI, per passare poi alle sale affrescate delle Collezioni Comunali d’Arte di Palazzo d’Accursio, che ospitano un ricco patrimonio di arredi, arti applicate e un’importante quadreria con opere dal Duecento all’Ottocento, tra le quali si segnala il celebre nucleo di tele di Donato Creti a tema mitologico.

Al Museo Davia Bargellini dipinti e sculture di Vitale da Bologna, Simone dei Crocefissi, Jacopo di Paolo, Prospero e Lavinia Fontana, Luigi Crespi, Giuseppe Maria Mazza, Angelo Gabiello Piò, oltre ceramiche, vetri, statuette da presepe e oggetti d’arte applicata illustrano l’arte dei secoli XIV-XIX. Al Museo della Musica si ripercorre, invece, la storia musicale europea dal Quattrocento in poi, non solo attraverso strumenti musicali e partiture, ma anche e soprattutto con una quadreria di ritratti di musicisti illustri, celebri compositori, cantanti famosi fra i quali Mozart, Gluck, Farinelli, Vivaldi, Verdi, Rossini, Wagner, solo per citarne alcuni.

Al MAMbo è possibile esplorare la storia dell’arte italiana dal secondo dopoguerra a oggi, mentre al Museo Morandi l’esposizione “Morandi e l’antico: Vitale da Bologna, Barocci, Rembrandt e Crespi” propone un allestimento che si focalizza sul rapporto del maestro bolognese con l’arte antica, grazie ad alcuni capolavori di autori del passato, da lui amati e studiati: Federico Barocci, Giuseppe Maria Crespi, Rembrandt van Rijn e Vitale da Bologna.


da “Fondazioni” marzo-aprile 2015