Fondazioni: meriti acquisiti e prospettive future

La sessione inaugurale del XXIII Congresso è stata aperta dal magnifico ospite della manifestazione, il presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca, Arturo Lattanzi, che ha introdotto i concetti portanti del titolo della manifestazione; “Coesione, sviluppo, innovazione”. Di seguito riportiamo brevi stralci del suo intervento. «In sociologia coesione sociale indica l’insieme dei comportamenti e dei legami di affinità e solidarietà tra individui o comunità tesi ad attenuare in senso costruttivo disparità legate a situazioni sociali, economiche, culturali, etiche. Il concetto di coesione sociale nasce dalla visione secondo cui l’esperienza collettiva non corrisponde alla somma delle esperienze individuali, bensì alla loro sintesi e come tale risulta intrinsecamente diversa… (desidero perciò) evidenziare con convinzione quanto la coesione sia il frutto di forze che si confrontano e si compenetrano, generando equilibri fisicamente e socialmente sostenibili e dunque l’espressione di una dinamica di forze in atto e non di una posizione statica. È su questo piano che il nostro convegno, anche per il ruolo che siamo chiamati a svolgere in quanto amministratori di Fondazioni, può offrire spunti di analisi e di riflessione di grande interesse. Le trasformazioni in corso – trasformazioni economiche, sociali, culturali, demografiche – sono all’origine di un disagio generalizzato che di giorno in giorno si ripercuote sulla vita dei singoli e della collettività… La situazione di crisi economica e occupazionale crea uno stato generale di precarietà e insicurezza che va ad aggiungersi all’insufficienza del reddito e al nascere di nuove povertà… si aggravano le condizioni dei soggetti più svantaggiati ed emarginati. In questo quadro che cosa ci si attende dalle Fondazioni di origine bancaria? Cos’è che le nostre Fondazioni possono e debbono fare?». Molte le risposte a queste domande venute fuori dai lavori del Congresso, che ai temi più specificamente legati alle Fondazioni hanno dedicato l’intero pomeriggio del giorno 18 e la gran parte degli interventi che si sono succeduti nella mattinata inaugurale, a partire da quello del sindaco di Lucca, Alessandro Tambellini. Come ha fatto anche il presidente della Giunta regionale della Toscana, Enrico Rossi, il giorno successivo, Tambellini ha dato pienamente atto alle Fondazioni di origine bancaria dell’importante ruolo svolto per lo sviluppo del territorio. «A Lucca – ha affermato – si realizza da tempo un’ottima sintonia tra ente pubblico e Fondazioni. Ce ne sono due: la Fondazione Banca del Monte e la Fondazione Cassa di Risparmio… Io ritengo che le Fondazioni siano elementi sussidiari nella vita dei territori, imprescindibili e per certi aspetti insostituibili. Sul territorio lucchese annualmente distribuiscono in erogazioni una cifra variabile da 26 a 32 milioni di euro; quindi negli anni si è avuto un innesto sul territorio provinciale di queste proporzioni. Non credo che avremmo potuto fare a meno di una partecipazione così ampia per mantenere tutto ciò che il territorio ha, sia in termini monumentali, sia in termini di coesione sociale. E quando parlo di coesione sociale parlo di quei legami che ci tengono insieme e sui quali si basa la dignità di ognuno di noi, così come riconosciuta dall’articolo 3 della Costituzione. La coesione sociale parte dal fondamento che ognuno ha il diritto di svolgere la propria vita secondo criteri di dignità. Ebbene, tutto questo in anni complessi come quelli che abbiamo vissuto è stato reso possibile anche dall’intervento delle Fondazioni».

Un apprezzamento, questo del sindaco Tambellini, raccolto con gratitudine ed entusiasmo dal presidente dell’Acri, Giuseppe Guzzetti, che ha poi dato la parola al presidente dell’Anci, l’Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, Piero Fassino. Cruciale, del suo intervento, la proposta di un patto tra Anci e Acri per lo sviluppo delle politiche sul territorio, affinché quello che già oggi Fondazioni ed enti locali fanno insieme possa essere ricondotto a una cornice organica, rafforzando «quello strategico partenariato – ha detto – che oggi è in grado di garantire ai nostri cittadini beni, servizi e investimenti essenziali per la loro vita». Fassino ha, infatti, ricordato la criticità in cui versano gli enti locali dal punto di vista finanziario, a causa di una spending review sempre più restrittiva; criticità che si è evitato «il più possibile di far ricadere sui servizi offerti ai cittadini… Tuttavia – ha aggiunto – realismo porta a pensare che di qui ai prossimi anni gli enti locali non avranno un’espansione di risorse pubbliche a loro disposizione». Dunque, ha spiegato, per mantenere la propria offerta i Comuni dovranno integrare sempre più le proprie risorse con risorse private, come quelle già oggi messe a disposizione dalle Fondazioni di origine bancaria per il welfare. «Il ruolo che le Fondazioni sono venute assumendo – ha affermato – è un ruolo fondamentale nelle politiche di welfare, per un welfare di comunità e di prossimità che sia capace di garantire quei servizi educativi, quelle politiche di sostegno, quelle politiche socio-assistenziali che sono fondamentali per generare coesione e inclusione sociale. Penso al ruolo che le Fondazioni hanno avuto e hanno nel sostenere l’università, la ricerca… la promozione culturale e la valorizzazione di tutto ciò che ruota intorno all’investimento culturale, che è sempre più essenziale per lo sviluppo e per l’attrattività dei nostri territori. Penso al ruolo che negli ultimi anni sono venute assumendo nell’affrontare alcune emergenze come quella abitativa, alle politiche di housing sociale o alle politiche di housing studentesco a sostegno della promozione dei sistemi universitari. È – lo voglio dire, perché mi pare sia importante – un ruolo che le Fondazioni non hanno giocato soltanto erogando risorse, ma anche dando un contributo significativo nell’innovare le modalità erogative… Noi siamo alla vigilia di un passaggio molto importante – ha concluso Fassino – le nuove regole sancite negli accordi tra il Ministero dell’Economia e le Fondazioni determineranno nei prossimi anni scelte allocative di risorse strategiche, sia in termini di erogazione sia in termini di investimento, perché l’abbattimento della quota di partecipazione che molte Fondazioni dovranno realizzare nel capitale bancario di riferimento metterà in circolazione una quantità di risorse significativa, su cui io credo si dovrà fare un ragionamento riguardo a come indirizzarle, con quali selezioni di priorità, perché potranno essere un volano significativo nelle politiche di sviluppo in ogni territorio». Anche alla luce di tutto questo la proposta – accolta nella mozione finale del XXIII Congresso Nazionale – di un patto fra Acri e Anci. La parola è poi passata al viceministro dell’Economia e delle Finanze Enrico Morando, che ha sottolineato l’importanza del Protocollo d’intesa Acri – Mef. «In questo nuovo contesto – ha affermato – sarà più agevole introdurre un maggiore equilibrio nei giudizi sul rapporto tra Fondazione di origine bancaria e banca conferitaria. Sarà cioè più agevole riconoscere che, se da un lato ci sono stati – e ci sono stati – ritardi nell’operare per la diversificazione del rischio superando investimenti troppo concentrati sulla proprietà della banca conferitaria, ritardi che in alcuni casi hanno prodotto danni di sistema, dall’altro è stato però decisivo, quando è esplosa la grande recessione, che le banche italiane, quelle più grandi e quelle più piccole, potessero contare su un azionista stabile, orientato al lungo periodo, che ha consentito e promosso gli indispensabili aumenti di capitale. Questo è un merito delle Fondazioni che va riconosciuto per quello che è. Se noi avessimo dovuto procedere senza avere a riferimento in quella fase un azionista stabile orientato al lungo periodo avremmo dovuto fare interventi a spese dei contribuenti… Abbiamo potuto, unico grande paese d’Europa, evitare interventi usando i soldi dei contribuenti a causa e grazie alla presenza delle Fondazioni. Questo va riconosciuto una buona volta per tutte perché se no non ci capiamo, cioè non riusciamo a ragionare del merito invece che di pregiudizi. Ora, nel contesto creato dal nuovo Protocollo d’intesa sarà facile proseguire nel processo di riequilibrio senza disperdere i vantaggi assicurati da questa peculiarità italiana, cioè dalla presenza specifica in Italia di questo azionista, in molti casi di controllo, delle banche che, naturalmente, dovrà diluirsi, ma dentro un contesto di conferma della sua presenza come azionista orientato al lungo periodo e non alla speculazione di breve».

Morando ha poi fatto un riferimento specifico all’attività erogativa delle Fondazioni verso paesi terzi: «È particolarmente apprezzabile, specie in questi giorni, che organizzazioni come le vostre, cioè ciascuna radicata su una specifica porzione del territorio nazionale, abbiano sentito e sentano l’esigenza di impegnarsi anche sul versante della cooperazione internazionale allo sviluppo. È un fatto qualitativo, al di là delle dimensioni quantitative dell’intervento… Di fronte alle difficoltà di governo ordinato di un fenomeno come quello dell’immigrazione, è segno di responsabile consapevolezza che istituzioni come le vostre, ripeto parti colarmente radicate ciascuna su specifiche porzioni di territorio, sentano collettivamente l’urgenza di favorire la crescita economica dei paesi di origine dei flussi immigratori, perché questa è la via che consente non di arrestare l’immigrazione, un obiettivo irrealistico e tra l’altro nemmeno auspicabile, ma di renderla più ordinata e soprattutto meno costosa socialmente». Terzo punto trattato dal Viceministro il trattamento fiscale delle Fondazioni. La sua «opinione personale» è quella di una soluzione in cui si applichi alle Fondazioni la stessa metodologia di cui beneficiano i fondi pensione integrativi con la legge finanziaria vigente: un’aliquota ridotta sul capital gain degli investimenti di medio lungo periodo. In chiusura ha invece annunciato una misura del Governo d’interesse per le banche: il varo di un provvedimento che abbatta da 5 a 1 anno i tempi della deducibilità fiscale delle perdite sui crediti.

È quindi intervenuta il ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Stefania Giannini, che ha posto l’accento sul tema dell’innovazione, sottolineando «la possibile conciliazione tra criteri competitivi e criteri cooperativi» grazie «alla social innovation, l’innovazione sociale: sostanzialmente quello che l’insieme delle Fondazioni di origine bancaria fa e insegue con successo come obiettivo e come missione nazionale. Quindi – ha aggiunto – l’innovazione non è da immaginare solo concentrata e perimetrata nei laboratori universitari o degli enti di ricerca che pure danno un contributo sostanziale in questo senso, ma va vista anche nella riorganizzazione radicale delle modalità attraverso cui procediamo ed eroghiamo servizi e beni pubblici a tutti gli effetti… Allora, se l’innovazione sociale su cui vogliamo investire è quella che può risolvere questa apparente equazione impossibile tra modernità, investimento sul futuro e necessità di tenere insieme il presente, pagando debiti, molto salati nel nostro caso, col passato, io credo che il nostro Governo e in particolare l’azione del mio Ministero stiano andando coerentemente in questa direzione… Credo, inoltre, che non solo l’azione concreta nei fatti dimostri la sintonia assoluta tra gli obiettivi prioritari dell’agenda politica e il sistema delle Fondazioni di origine bancaria, ma soprattutto l’identità di missione, il linguaggio comune, e quindi, lasciatemi dire, in un momento ancora molto complesso, una vera e unica possibile alternativa alla stagnazione che forse è, insieme alla complessità del rapporto geopolitico col sud del mondo, il vero ancora vivo autentico dramma della nostra Europa».

La mattinata si è conclusa con un intervento in video del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, che riguardo alle Fondazioni e alle Casse di Risparmio fra l’altro ha detto: «sono dei protagonisti della vita delle nostre comunità, capaci di interpretare un ruolo di collegamento, di connessione, con la possibilità di promuovere anche elementi di innovazione nella relazione tra soggetti diversi all’interno delle comunità».

Il messaggio del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella
Il XXIII Congresso Nazionale delle Fondazioni di Origine Bancaria e delle Casse di Risparmio si svolge in un’importante fase di cambiamento per il nostro Paese, caratterizzata da incoraggianti segnali di ripresa per la nostra economia, che è importante sostenere con impegno da parte di tutti. La lunga crisi di questi anni ha lasciato un segno pesante sul fronte dell’occupazione, della coesione sociale e territoriale, ma anche sullo stesso sistema bancario, appesantito da prestiti in sofferenza che ancora limitano la possibilità di rilanciare il credito all’economia reale, mentre sono stati richiesti considerevoli sforzi di rafforzamento del patrimonio per presidiarne la stabilità. È dunque particolarmente apprezzabile concentrarsi oggi sui temi di “Coesione, sviluppo, innovazione”, componenti essenziali per il recupero di condizioni di crescita economica e di maggiore inclusione sociale, migliori opportunità per la valorizzazione del merito e lo sviluppo del potenziale dei nostri giovani. Le Fondazioni di origine bancaria portano da sempre un fondamentale contributo allo sviluppo economico e sociale dell’Italia e possono dare un sostegno decisivo per la crescita delle comunità, sia di quelle nelle quali esse si sono sviluppate, sia di quelle più svantaggiate verso cui orientare iniziative di solidarietà, con visione di lungo periodo e attenzione particolare alla dimensione sociale, alla ricerca e al patrimonio culturale dei nostri territori. Nel perseguimento delle loro iniziative e attività, le Fondazioni trovano un punto di riferimento essenziale nell’Acri, come testimonia il percorso che ha portato, recentemente, alla conclusione del Protocollo d’intesa tra il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Associazione, diretto a definire più adeguati criteri per la gestione finanziaria e per gli assetti di governance. Diversificazione degli investimenti, trasparenza, indipendenza, criteri ben definiti per gli organi societari sono passi che vanno nella giusta direzione per confermare il ruolo delle Fondazioni, elemento significativo della sussidiarietà che arricchisce il tessuto della società italiana. La tutela del risparmio e lo sviluppo del Paese passano, in questa fase delicata, da una strategia in linea con importanti obiettivi di interesse pubblico e un’elevata dimensione etica. Con questi sentimenti, rivolgo a Lei, gentile Presidente, e a tutti i Partecipanti ai lavori congressuali un sentito augurio per la migliore riuscita dell’evento.

 

da “Fondazioni” luglio-agosto 2015