Lotta alla dispersione scolastica

Tra gli obiettivi di “Europa 2020” della Commissione Europea c’è quello di portare il tasso di abbandono scolastico precoce al di sotto del 10%; attualmente la media Ue è del 12,8%. In Italia lo scenario è a tinte fosche. Il 17,6% dei giovani fra i 18 e i 24 si ferma al titolo di terza media; ovvero ogni anno circa 750mila ragazzi abbandonano la scuola. In Toscana inoltre si registra un peggioramento negli ultimi anni: la regione è passata dal 97° al 75° posto nella classifica europea dell’abbandono scolastico precoce. Ecco perché l’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, insieme a Isfol, Università di Perugia e le associazioni aretine Pratika e Nausika, ha ideato e promosso il progetto sperimentale “Orienta-DropOut”. Esso coinvolge le istituzioni scolastiche dalla primaria alla secondaria di secondo grado di Firenze e di Arezzo e le agenzie formative che operano nei percorsi per “drop-out”, ovvero per ragazzi che all’età di 16 anni hanno abbandonato il percorso di istruzione.

Orienta DropOut si propone di rafforzare principalmente le competenze di base degli alunni (da quelle linguistiche a quelle matematicoscientifiche) attraverso l’introduzione di metodologie attive ed esperienziali che favoriscano la comprensione delle materie con esempi concreti e quotidiani. Il progetto coinvolge 6 istituti scolastici, 4 agenzie formative, 24 classi, 500 alunni, 500 famiglie, 500 docenti e ha l’obiettivo di “modellizzare” interventi, percorsi, materiali e didattiche dopo la verifica sperimentale sul campo.

Gli interventi previsti sono di tipo sperimentale e saranno svolti durante tutto il nuovo anno scolastico da formatori di diverse discipline e competenze, i quali affiancheranno gli insegnanti con interventi mirati che, a partire dalla scuola primaria, arriveranno sino ai ragazzi che hanno già abbandonato (i dropout, appunto). Alla conclusione del progetto, strumenti, percorsi e metodologie saranno messi a disposizione gratuita di tutte le scuole italiane. Gli effetti della sperimentazione saranno oggetto di una puntuale rilevazione ex post in tutte le scuole coinvolte dall’iniziativa.

«La ricerca internazionale – ha dichiarato Federico Batini, docente dell’Università di Perugia e referente scientifico del progetto – ci dice che il coinvolgimento attivo degli studenti produce motivazione e maggiori apprendimenti; cercheremo dunque di mostrare, con i fatti, la possibilità di ridurre la dispersione scolastica».

 

da “Fondazioni” settembre-ottobre 2015