A Gorizia l’autismo trova ascolto

Far emergere nuove abilità nell’ambito della comunicazione, dell’imitazione, della cognizione, della motricità e delle autonomie personali nei bambini con disturbi dello spettro autistico è l’obiettivo del metodo Early Start Denver Model (Esdm), un approccio che ha ricevuto validazioni ufficiali d’efficacia evidenziate dai recenti risultati della ricerca scientifica internazionale. Essi mostrano una riduzione dal 67% al 38% del ritardo mentale associato all’autismo e un’uscita dallo spettro autistico nel 4-10% dei casi.

È proprio sul metodo Esdm e sull’importanza della presa in carico precoce dei bambini dai 18 ai 48 mesi di età che si basa il progetto “Autismo”, promosso e realizzato sin dal settembre 2012 dall’Unità Operativa Età Evolutiva e prevenzione dell’Handicap del Distretto Alto Isontino dell’Azienda Sanitaria Bassa Friulana – Isontina, con la collaborazione, in fase diagnostica, dell’Ospedale infantile Burlo Garofolo di Trieste e il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, che ha stanziato un primo contributo di 30mila euro nel 2014 e lo ha confermato nel 2015, al fine di garantire la prosecuzione dell’intervento.

I risultati delle ricerche nel campo mostrano come l’efficacia del metodo Esdm, basato su un particolare percorso abilitativo che opera attraverso il gioco e l’utilizzo della motivazione del bambino, dipenda da quanto esso è precoce, intensivo ed estensivo.

Il progetto “Autismo” mira ad avviare il trattamento entro un mese dalla diagnosi ed entro i tre anni di età – quando la plasticità cerebrale è a livelli massimi ed è ancora possibile modificarne la traiettoria di sviluppo – attraverso l’applicazione abilitativa per almeno venti ore settimanali, in tutti i contesti di vita del minore.

Oltre alla terapia ambulatoriale il metodo Esdm coinvolge, infatti, gli educatori, gli insegnanti, i genitori e le figure parentali (nonni, zii) che si occupano del piccolo. Le valenze positive del progetto “Autismo” in questi anni di operatività sono state vagliate e approfondite in due convegni sostenuti dalla Fondazione Carigo, con il patrocinio del Comune di Gorizia, da cui è chiaramente emersa la volontà di coltivare l’iniziativa e di raggiungere alti livelli di specializzazione nell’ottica di un miglioramento della qualità di vita del bambino e con l’intento di creare una rete sempre più sinergica tra i servizi e le famiglie.

 

Nel 2016 il progetto amplierà la propria sfera di intervento anche oltre frontiera grazie alla partecipazione del Gruppo Europeo di Cooperazione Territoriale del Comune di Gorizia, di Nova Gorica e Šempeter-Vrtojba in Slovenia, che consentirà di impiegare un’équipe composta da operatori italo-sloveni.  

 

 

da “Fondazioni” novembre-dicembre 2015