Il gotico internazionale risplende a Monza

Morì a Monza nel 627 a circa sessant’anni Teodolinda, regina cattolica dei Longobardi, che al territorio diede prosperità e ricchezze artistiche, come la basilica di San Giovanni Battista, oggi Duomo della città, nel quale fu sepolta con tutti gli onori. Il popolo la venerò come una santa, ma la sua fama fu davvero consacrata nel XV secolo, quando gli Zavattari si assunsero il compito di adornare con una magnifica serie di affreschi sulla vita della bella regina la cappella in cui ella giace e che conserva la famosa “corona ferrea”. Probabile ideatore del progetto fu Franceschino Zavattari, coadiuvato dai figli Gregorio e Giovanni; non è chiaro, però, se gli fu commissionato da Francesco Maria Visconti in occasione del matrimonio della figlia naturale Bianca Maria con Francesco Sforza. In ogni caso si tratta del più ampio e più bel ciclo italiano di Gotico internazionale. Si compone di 45 scene disposte su cinque registri sovrapposti, che rivestono interamente le pareti: le prime 23 descrivono i preliminari e le nozze tra Teodolinda e Autari, fino alla morte di questi; sette raffigurano i preparativi e il secondo matrimonio della regina, con Agilulfo; le altre la nascita del Duomo, la morte di Agilulfo e poi quella di Teodolinda, quindi l’approdo dell’imperatore Costante e il suo ritorno a Bisanzio. Molti sono, dunque, gli episodi di vita cortese, come i balli, i banchetti, le feste, le battute di caccia, con una preziosa descrizione di abiti, acconciature, armi e armature, che forniscono uno straordinario spaccato della vita di corte a Milano nel XV secolo. Purtroppo il monumentale ciclo mostrava gravi segni di usura dovuti all’accumulo dei secoli, all’umidità, ad incauti restauri precedenti. Oggi, dopo sette anni e con un investimento di circa tre milioni di euro, viene restituito in tutta la sua bellezza alla città di Monza, al territorio lombardo e a quanti amano l’arte e la cultura. In ottobre, infatti, è stato completato un profondo restauro, affidato nel 2008 alla sapiente regia di Anna Lucchini e messo a punto dalla Fondazione Gaiani, che si è avvalsa del supporto della Regione Lombardia con la Fondazione Cariplo, il World Monuments Fund, la Marignoli Foundation, sotto la tutela delle competenti Soprintendenze e il coordinamento dell’Opificio delle Pietre Dure. Il lavoro è stato eccezionale sotto tutti i punti di vista. La collaborazione economica di enti privati stranieri con enti italiani, privati e pubblici, ha consentito di mettere a disposizione del progetto la migliore tecnologia sia in fase di indagine che in fase di intervento e di controllo: a tecniche tradizionali sono state abbinate tecnologie appositamente studiate e la ricerca scientifica nel campo dell’illuminazione ha portato perfino alla realizzazione di un nuovo modo di illuminare le opere d’arte con l’utilizzo di led, che è stato denominato “Monza Method” e consente di apprezzare al meglio i colori originali delle vesti e i dei tratti dei personaggi tornati al loro splendore originale.

«La rinascita della Cappella della regina Teodolinda è il modo migliore per far comprendere il ruolo di un filantropo moderno quale è Fondazione Cariplo – ha detto il suo presidente, Giuseppe Guzzetti -. Un’azione che va ben oltre l’erogazione di soldi, ma è progettazione, coinvolgimento, rinascita nelle comunità e nei territori dei nostri patrimoni artistici. Nel fare questo diamo spesso una forte spinta all’occupazione, compresa quella dei giovani a cui teniamo molto. È stato così anche per il recupero della Cappella della regina. Abbiamo visto tante persone al lavoro. Un orgoglio in più».

foto Piero Pozzi © Museo e Tesoro del Duomo di Monza

 

da “Fondazioni” novembre-dicembre 2015