Il vaccino aiuta anche quando il papilloma virus c’è già

Il sostegno economico dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, combinato con le capacità di ricerca e screening della locale Università e dell’Azienda Ospedaliero- Universitaria di Careggi, insieme all’operazione di divulgazione sulla popolazione effettuata dalla Fondazione Foemina, ha consentito di condurre un importante studio sugli effetti della vaccinazione contro l’Human Papilloma Virus (HPV) su soggetti già colpiti. Lo studio, per il quale sono state sottoposte a vaccino un centinaio di pazienti dai 17 ai 45 anni con pregressa patologia genitale, ha dato risultati positivi: è, infatti, possibile sottoporre a vaccinazione circa l’80% delle donne già trattate e anche sul piano della spesa i dati sono incoraggianti.«Nei paesi dove esiste un programma di prevenzione del tumore della cervice uterina – segnala il referente del progetto, Gianfranco Scarselli – la prevalenza è di circa 10 casi su 100mila/anno, mentre dove non esiste la prevenzione la prevalenza è di circa 25 casi su 100mila/anno. La causa principale di questo tumore è l’infezione da Human Papilloma Virus, un agente infettivo trasmissibile prevalentemente per via sessuale, ampiamente diffuso nella popolazione femminile sessualmente attiva ». Fortunatamente, la maggior parte delle donne che viene in contatto col virus guarisce spontaneamente nell’arco di un anno senza conseguenze. Solamente le “infezioni persistenti”, ovvero quelle che si protraggono per oltre un anno, sono in grado di innescare i meccanismi molecolari che possono portare al tumore della cervice uterina. La progressione da infezione virale persistente a tumore invasivo avviene lentamente nel tempo, passando attraverso lesioni cervicali intraepiteliali che, pur avendo le caratteristiche cellulari del tumore, sono confinate all’epitelio e quindi non hanno la possibilità di dare metastasi. L’identificazione di queste lesioni è l’obiettivo di tutti i programmi di prevenzione secondaria. L’utilizzo del vaccino in questi casi può aiutare a perseguire interventi conservativi che rispettino l’integrità anatomica e funzionale dell’apparato genitale femminile. È stato visto, infatti, che lo strumento vaccinale svolge un ruolo preventivo nei confronti delle recidive cliniche delle patologie prodotte dal virus, mediante un meccanismo di boosting (incremento) dell’immunità anticorpale tipo-specifica indotto dalla precedente infezione.

“Fondazioni” settembre-ottobre 2016