Strategie condivise per il bene comune. Intervista ad Angelo Davide Galeati

Questa primavera Angelo Davide Galeati, presidente della Fondazione Carisap, è stato confermato alla guida della Consulta tra le Fondazioni delle Casse di Risparmio Marchigiane per un altro triennio. L’abbiamo intervistato.

La Consulta tra le Fondazioni Marchigiane è nata per favorire lo studio di problematiche di comune interesse e l’elaborazione di eventuali iniziative comuni nell’ambito dei settori di attività statutaria delle Fondazioni. Quali sono stati i traguardi principali raggiunti in questi anni? Esistono interventi realizzati in partnership da più Fondazioni della Consulta?

Più che di traguardi, mi piacerebbe parlare di punti di partenza. Se guardiamo agli studi e alle ricerche sui principali bisogni del territorio marchigiano, osserviamo che il problema del lavoro è uno dei più stringenti nodi da sciogliere, aggravato, nelle zone montane del Centro Italia, dai disastrosi effetti del sisma del 2016. La Consulta ha lavorato in primo luogo per rispondere, in modo congiunto e coordinato, a questa problematica: riattivare risorse ed energie di comunità. E lo ha fatto con operazioni di sistema. Un esempio significativo di questo modus operandi è il progetto, presentato ad Ancona un anno fa, per agevolare l’accesso al credito di firma da parte di organizzazioni di terzo settore, uno strumento innovativo messo in campo dalla partnership operativa tra Fondazioni di origine bancaria marchigiane, Direzione Impact di Intesa Sanpaolo Spa e Centro Servizi per il Volontariato delle Marche: un fondo di garanzia, alimentato da risorse (pari a 500.000 euro) di alcune fondazioni aderenti alla Consulta delle Marche tra le Fondazioni bancarie e volto ad agevolare il rilascio della garanzia fideiussoria in favore delle Organizzazioni del Terzo settore che accedono a finanziamenti pubblici e privati. Il fondo, inoltre, presenta leva 5 consentendo un monte totale di impegni di firma pari a 2,5 milioni di euro.

Lei è stato recentemente confermato nell’incarico di coordinatore della Consulta. Quali sono i propositi per il prossimo triennio?

Ho portato a esempio un progetto di rete. Credo fortemente che il futuro della Consulta regionale dipenda dalla capacità che avremo di amplificare quanto le Fondazioni – ognuna con la propria originalità – già propongono nei propri territori di riferimento: catalizzatori e attivatori di risorse, generatori di innovazione, motori di economia sostenibile, senza lasciare indietro nessuno e operando a livello sistemico con il pubblico, con i privati, e con gli ETS come soggetti dalla identità chiara, credibile, autorevole. Solo così potremo massimizzare l’impatto sulle nostre comunità. Ad Ascoli abbiamo condotto con l’Università Politecnica delle Marche una valutazione di impatto su alcuni dei più importanti progetti realizzati negli ultimi anni: su oltre 300 progetti analizzati, è emerso che Bottega del Terzo Settore è tra i più performanti e, soprattutto, sostenibili, sia dal punto di vista progettuale che dal punto di vista economico. È un progetto potenzialmente in grado di auto alimentarsi e di crescere con le proprie gambe, ed è un progetto di rete.

Oltre alla contiguità territoriale, cosa accomuna le otto Fondazioni che partecipano alla Consulta e quali sono i possibili campi di cooperazione?

Il fattore comune è la nostra origine, la nostra vocazione. I campi di cooperazione sono quelli indicati nello statuto. Al primo posto metterei l’analisi dei bisogni del territorio e la capacità di perseguire la promozione, l’attuazione e il coordinamento a livello regionale di iniziative realizzate insieme agli stakeholder pubblici e privati, svolgendo al tempo stesso un’attività di rappresentanza delle Fondazioni nei confronti delle istituzioni regionali.

Come si sono coordinate le Fondazioni marchigiane nel rispondere ai danni causati dal sisma del 2016?

Acri si è immediatamente attivata promuovendo una raccolta fondi fra le Fondazioni di origine bancaria da destinare alle popolazioni colpite dagli eventi tellurici che hanno interessato i territori delle regioni Umbria, Marche, Lazio e Abruzzo. I coordinatori delle Consulte delle regioni coinvolte hanno formulato ad Acri una proposta diretta al sostegno delle economie locali compromesse dagli eventi tellurici, attraverso la creazione di un Fondo di garanzia per l’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese. Acri ha delegato alla Consulta ogni competenza circa l’individuazione e la realizzazione delle iniziative, inclusa l’attività di controllo, monitoraggio e verifica circa il corretto utilizzo dei fondi raccolti. La Consulta ha sottoscritto con l’Istituto bancario Intesa Sanpaolo Spa una convenzione nella quale sono stati definiti gli aspetti procedurali e operativi circa l’utilizzo del Fondo, per agevolare l’accesso al credito delle micro, piccole e medie imprese con sede operativa ubicata in uno dei Comuni del cratere sismico. I risultati parlano chiaro: 649 pratiche di finanziamento concesse su 652 domande pervenute, per un importo erogato di 15,5 milioni di euro.

Qual è stata la risposta delle Fondazioni della regione all’emergenza innescata dal Coronavirus?

Una risposta pronta, immediata. Nella diversità dei territori e delle azioni intraprese dalle Fondazioni per rispondere all’emergenza, direi che il fattore tempo è stato determinante, unitamente alla capacità di coordinarsi con le autorità sanitarie regionali. E il fattore tempo dipende, in sostanza, dalla nostra identità di enti privati e dalla conseguente capacità di essere flessibili e di agire con modalità snelle garantendo, al contempo, la massima trasparenza. Tuttavia, questa pandemia ci sta insegnando che non sono più sufficienti singole azioni di pronto soccorso; per quanto importanti possano essere, saranno sempre una goccia dentro un oceano. Ciò che è necessario, anche in questo caso, è una strategia condivisa e capace di dare risposte a livello strutturale. A questo proposito, stiamo verificando la fattibilità di un progetto finalizzato a contrastare gli effetti di esclusione sociale, precarizzazione e marginalizzazione che conducono alla povertà, oggi acuiti dall’emergenza Covid-19, attraverso il consolidamento di relazioni di rete tra le associazioni marchigiane.

Le Fondazioni stanno per festeggiare i trent’anni di attività. Come valuta questo trentennio e cosa prevede per i prossimi anni?

È proprio dalla valutazione di quanto fatto in questi trent’anni che può generarsi la visione del futuro: da un lato ci sono i numeri, dall’altro ci sono persone, volti, storie. Forse, un ambito di miglioramento è la capacità di dire alla gente cosa facciamo, in modo semplice, diretto. Troppo spesso le Fondazioni non si conoscono, o sono percepite come luoghi elitari, chiusi. Da questo punto di vista ben vengano iniziative comuni come RisuonaItalia