Genitori detenuti e figli, un legame da mantenere

Quando un genitore entra in carcere, l’intero sistema famigliare viene stravolto e, spesso, i figli rischiano di esse-re messi in penombra. Le Case Circondariali di Marassi e di Pontedecimo di Genova, consapevoli di questa problematica, hanno coinvolto le realtà, con cui da sempre collaboravano, dando il via a “La barchetta rossa e la zebra”, un progetto sostenuto dall’Impresa sociale Con i Bambini, nell’ambito del Fondo per il contrasto alla povertà educativa minorile, che ha rimesso al centro l’importanza della genitorialità e del legame affettivo tra genitori detenuti e figli. Con la Fondazione Rava, e tanti altri enti del territorio, hanno ridato vita e colore alle sale d’attesa e agli spazi per i colloqui, trasformandoli in luoghi accoglienti e a por-tata di bambino.

Il progetto, però, non si ferma a tutelare i bambini, ma valorizza il ruolo genitoriale dei detenuti, ritenendolo fattore positivo nel loro percorso riabilitativo. Come ci spiega Livia Botto della cooperativa sociale il Biscione, uno dei partner del progetto, «La genitorialità per-mette di rafforzare gli strumenti positivi che ogni persona possiede, anche chi ha commesso un reato, perché stimola gli aspetti affettivi, la generosità, una visione a lungo termina e, soprattutto, infonde speranza che, spesso, nelle carceri, manca». I detenuti, infatti, vengono accompagnati in un percorso che li fa riscoprire genitori, dando loro il supporto psicologico e pedagogico di cui necessitano. I risultati sono sotto gli occhi di tutti: «Se prima i genitori parlavano tra loro, lasciando il bambino in disparte, ora invece lo coinvolgono e giocano con lui». Piccoli cambiamenti che toccano le famiglie e tutta la realtà carceraria. «Per gli agenti, vedere i detenuti che giocano con i propri figli significa identificarsi, scoprire lati comuni, in un clima di comprensione reciproca». An-che per il genitore che non si trova in carcere il progetto ha previ-sto un sostegno per superare la vergogna della detenzione e affrontare la vita quotidiana in mancanza dell’altra figura genitoriale. Inoltre, grazie alla collaborazione con l’UEPE (Ufficio l’esecuzione della pena esterna), l’iniziativa accompagna le famiglie anche dopo l’uscita dal carcere, nella ricerca lavoro necessaria per una reintegrazione dignitosa nella vita sociale.

Quello de “La Barchetta rossa e la zebra” è quindi un lavoro a 360° che ha coinvolto tutte le realtà del territorio in un lavoro sinergico, che può davvero rappresentare un modello innovativo di programmare la vita in carcere. Come afferma Mariavittoria Rava, presidente della Fon-dazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus e project manager del progetto, «l’obiettivo è mutuare l’esperienza maturata a Genova anche in altre carceri italiane, tenendo conto della specificità di ogni territorio. I genitori devono poter essere genitori sia fuori che dentro il carcere. Come afferma Mariavittoria Rava, presidente della Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus e project manager del progetto, «l’obiettivo è mutuare l’esperienza maturata a Genova anche in altre carceri italiane, tenendo conto della specificità di ogni territorio. I geni-tori devono poter essere genitori sia fuori che dentro il carcere. Ci auguriamo davvero che nasca la figura dell’operatore “barchetta rossa” a livello nazionale».

*Il progetto coinvolge il Privato Sociale e le Istituzioni Pubbliche ed è sviluppato in sinergia con l’Amministrazione penitenziaria locale e dell’esecuzione penale esterna e con il Comune di Genova.Il Cerchio delle Relazioni è capofila del Progetto coordinato, in prima linea, dalle Associazioni territoriali genovesi del Terzo Settore: la Cooperativa Sociale Il Biscione, Veneranda Compagnia di Misericordia, il Centro Medico psicologico pedagogico LiberaMente, ARCI Genova e CEIS Genova. La Fondazione Francesca Rava N.P.H. Italia Onlus, a cui è stata affidata l’opera di riqualificazione delle aree dedicate all’incontro dei bambini con i genitori detenuti nelle due Case Circondariali, è project manager, partner e promotore del Progetto

 

 

Dal numero Marzo-Aprile della rivista Fondazioni