Quali prospettive per le aree interne?

Intervista a Paolo Esposito, direttore generale dell’Agenzia per la coesione territoriale

Combinare risorse europee e nazionali, per promuovere progetti di sviluppo locale e adeguamento infrastrutturale in favore delle aree interne, con l’obiettivo di ridurre i divari territoriali, contrastare lo spopolamento dei piccoli comuni, rendendo nuovamente attrattivi i “territori fragili”. È questo che fa l’Agenzia per la coesione territoriale del Governo italiano, dando attuazione alla Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI). Abbiamo intervistato Paolo Esposito, direttore generale dell’Agenzia.

Territori fragili distanti dai centri principali: quanti sono in Italia e come vengono individuati?

I territori fragili, distanti dai centri principali di offerta dei servizi essenziali coprono complessivamente il 60% dell’intera superficie del territorio nazionale, il 52% dei comuni ed il 22% della popolazione. Questi luoghi, spesso abbandonati, rappresentano l’Italia più “vera” e anche più autentica, la cui esigenza primaria è quella di potervi ancora risiedere, oppure tornare. Il processo di selezione delle aree interne è avvenuto attraverso una procedura di istruttoria pubblica, svolta da tutte le Amministrazioni centrali raccolte nel Comitato Nazionale Aree Interne e dalla Regione (o Provincia autonoma) interessata. La governance è affidata a un Comitato Tecnico Aree Interne (CTAI), coordinato dal Dipartimento per le Politiche di Coesione della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Le aree selezionate per la programmazione 20142020 sono state 72. Si tratta di 1.060 comuni, con una popolazione di poco meno di 2 milioni di abitanti, su un territorio di circa 51mila kmq (13,4% di tutti i Comuni italiani; 3,3% della popolazione nazionale; 17% di tutta la superficie nazionale). La Strategia Nazionale Aree Interne è stata lanciata nel 2013 (dieci anni fa).

In cosa consiste e quali risultati sono stati raggiunti?

La Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI) rappresenta una politica nazionale innovativa di sviluppo e coesione territoriale che mira a contrastare la marginalizzazione e i fenomeni di declino demografico propri delle aree interne del nostro Paese. Un progetto ambizioso di politica place based, che ha sviluppato nuove modalità di governance locale multilivello volte ad affrontare, attraverso l’adozione di un approccio integrato orientato alla promozione e allo sviluppo locale, le sfide demografiche e dare risposta ai bisogni di territori caratterizzati da importanti svantaggi di natura geografica o demografica. La Strategia consiste in un’azione congiunta sui territori attraverso due classi di azioni: da un lato, progetti di sviluppo locale, finanziati principalmente dai fondi europei; dall’altro, interventi di adeguamento e miglioramento dei servizi essenziali, a valere su risorse nazionali. L’obiettivo principale della SNAI è garantire alle comunità locali nuove opportunità di vita e di sviluppo, che consentano loro di poter mantenere una popolazione adeguata al territorio di riferimento.

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Il beneficio dello sviluppo delle aree interne non si esaurisce nell’opportunità di uno sviluppo equo per l’Italia, ma incentiva il potenziamento dell’offerta qualitativa e quantitativa dei servizi essenziali e un conseguente investimento su promozione e valorizzazione delle risorse naturali e culturali del territorio
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Con l’incentivo allo sviluppo di queste aree fragili che benefici avrebbe tutto il Paese?

Il beneficio dello sviluppo di questi territori non si esaurisce nell’opportunità di uno sviluppo equo per l’Italia, volto a ridurre le diseguaglianze. La possibilità stessa di insediamento di nuove attività economiche e la creazione di occupazione è strettamente correlata al potenziamento dell’offerta qualitativa e quantitativa dei servizi essenziali (istruzione, salute e mobilità), che ne rappresenta dunque una precondizione assoluta e necessaria. Su tali luoghi, la Strategia punta a investire sul potenziale di sviluppo di cui dispongono, attraverso la promozione e la valorizzazione delle risorse naturali e culturali. Ciò permette, inoltre, di ridurre, per l’intero Paese, i costi sociali, determinati spesso dalle condizioni in cui versano (legati ad esempio alle modalità di uso del paesaggio o alla perdita delle tradizioni e della conoscenza pratica). Gli interventi di adeguamento e miglioramento dei servizi essenziali incidono inoltre sul benessere della popolazione locale residente non limitando il campo di scelta e di opportunità della stessa e anche dei nuovi potenziali residenti.

Nell’ambito del PNRR quali le strategie per il rilancio delle aree interne?

Nell’ambito del PNRR è previsto un avviso pubblico per la presentazione di proposte di intervento per Servizi e Infrastrutture Sociali di comunità rivolto ai Comuni delle Aree Interne. L’intervento mira ad agevolare la soluzione di problemi legati all’esclusione e alla marginalità sociali, mediante l’intensificazione dell’erogazione di servizi attraverso l’incremento di fondi per i servizi pubblici forniti dalle autorità locali. I progetti finanziati possono riguardare: servizi di assistenza domiciliare per anziani; infermiere e ostetriche di comunità; potenziamento di piccoli ospedali alcuni servizi di base e ambulatoriali; infrastrutture per l’elisoccorso; rafforzamento di centri per disabili; centri di consulenza, servizi culturali, sportivi e per l’accoglienza di migranti. L’obiettivo è fornire servizi sociali ad almeno 2 milioni di destinatari residenti in comuni delle aree interne, di cui almeno 900mila abitanti nelle regioni del Mezzogiorno

Il partenariato Pubblico-Privato può essere una strada per affrontare i problemi delle aree interne? Se sì, in che modo?

La cooperazione tra Pubblico e Privato è senz’altro una strada percorribile e auspicabile per affrontare e risolvere i problemi delle aree interne. Quello che si vuole perseguire con la SNAI non è un modello assistenzialistico, ma di sostenibilità degli investimenti, volto a innescare un meccanismo virtuoso in termini di crescita e benefici delle aree. In questa prospettiva il settore privato potrà fornire le proprie capacità manageriali, commerciali e innovative nella progettazione, finanziamento, costruzione e gestione di infrastrutture di pubblica utilità, ottenendone un ritorno economico. Il settore pubblico, dal canto suo, potrà trarre beneficio, in termini economico-finanziari, dalla presenza dei privati, a parità di risorse pubbliche impegnate ottimizzando l’uso delle risorse disponibili in termini di miglioramento dei servizi di pubblica utilità erogati a parità di spesa pubblica.

Da oggi a trent’anni che prospettive di sviluppo ci sono per le aree interne?

La Strategia delle aree interne è una politica a lungo termine, volta a ridurre il divario di sviluppo esistente nel Paese e a ridurre le diseguaglianze dei cittadini nella possibilità dell’accesso ai servizi pubblici essenziali. Si basano sulla messa in atto di un principio di “associazionismo” tra i comuni che uniscono le loro forze e attivano un percorso comune per realizzare quegli interventi e conseguire quegli obiettivi che da soli non riuscirebbero a portare avanti. Ovviamente ciò implica anche un cambio di mentalità che richiede del tempo per essere metabolizzato. La politica per le aree interne è confermata anche nella programmazione 2021-2027. Per l’occasione è stata realizzata una nuova mappatura delle aree che ha rivisto, sulla base di appositi indicatori, la classificazione delle aree rispetto al 20142020. Inoltre, l’Accordo di Partenariato 2021-2027, attraverso l’Obiettivo di Policy 5, non solo ha confermato, ma anche dato ancora più spazio alle strategie territoriali. In un lasso di tempo così lungo si dovrebbero avere ritorni positivi in termini di contrasto allo spopolamento, attrazione di nuova popolazione, sviluppo delle attività economiche legate alla tradizione locale, creazione di un habitat a misura d’uomo in cui anche le giovani generazioni possono scegliere di vivere.

Dal numero maggio-giugno della rivista Fondazioni, leggilo intero qui